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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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2 febbraio 2010

LADY V


L’odissea di corna vere e presunte, “rivelate” al grande pubblico del media-mainstream nostrano affratella il premier a Georg Leonard. Il concorrente del Grande Fratello, autosoprannominatosi “il principe” con la stessa grazia con cui B. si è autoproclamato “il miglior capo del governo degli ultimi 150 anni, è stato eliminato prima e lapidato poi da tutte le Barbara D’Urso d’Italia in ogni fascia televisiva (protetta e non), che gli spiattellano senza pietà video, interviste e faccia a faccia di presunte amanti, con madri, fratelli e testimoni di ogni genere. La colpa? Avere sbandierato un figlio e una compagna (la sacralità del focolare) che non avrebbe mai tradito e averlo fatto, invece, in diretta tv.

La colpa ha scatenato la caccia all’uomo, che non è esattamente una cima ma che forse non merita una punizione tanto severa, che continua ad andare in onda nel Colosseo mediatico a cui ha deciso di partecipare. Protagoniste dell’inseguimento sono loro. Truccatissime, documentatissime e spietate novelle Zhang Yu. Non banali Monica Lewinsky, che si barcamenano tra acconciature improbabili in balia dagli eventi, né vendicatrici del cuore infranto come Cinzia Cracchi (e Veronica Lario) o degli interessi traditi (come Patrizia D’Addario), ma battagliere combattenti dell’audience senza sfumature. La visibilità è una fiche da giocarsi per tentare di aggiudicarsi abbastanza fama da uscire dalla topaia della quotidianità (perché di questo deve trattarsi vista la determinazione), quindi non si possono fare prigionieri. La vendetta è il loro spartito.

Zhang Yu, con impeccabile cineseria, ha fissato l’asticella molto in alto. L’aspirante star della tv cinese alla fine del 2006 ha aperto un blog per raccontare che nella sua carriera aveva ottenuto tutte le parti più importanti andando a letto con produttori, politici, potenti (tutti con la “p”) e che si era premunita di riprendere con la sua videocamera più di 20 incontri sessuali. Poi ne ha annunciato la pubblicazione, uno per volta, sul blog (ancora misteriosamente attivo). “Perchè una donna dovrebbe soffrire in silenzio e subire ogni volta questi ricatti? Se ti devi confrontare con bestie e serpenti e non sei velenosa, come potrai mai salvarti?”. Con la videocamera.

Il mio post del 6 dicembre 2006: qui.
Il blog di Zhang Yu (da cui arriva la foto) è qui.
L'articolo è tratto da The Front Page.

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