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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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30 novembre 2010

È LA RETE, BELLEZZA

“È altissimo il costo delle utopie regressive, quei ghirigori tracciati sull’ordito della storia umana allo scopo di restaurare uno stato edenico, riaprendo le porte del paradiso terrestre per ricondurre il nostro ceppo a prima del morso della mela e a prima della cacciata. Wikileaks, ambigua e affascinante associazione bloggistica che scherza con il fuoco ormai da anni, nella pretesa di tutelare il mondo dall’oscurità di motivazioni e comportamenti dei governi (“we open governments” il loro slogan), è l’ultima incarnazione di questa idea che la politica possa essere comunionale e paciosa, priva di contraddizioni e conflitti, esente dal dovere del segreto e del doppio linguaggio (soprattutto in diplomazia e nei sistemi di difesa e di attacco).”

Il limite del consueto ragionar politico è tutto qui. Come se il fenomeno WikiLeaks condividesse anche solo una frazione delle categorie concettuali con cui solitamente s’incasellano movimenti, tendenze e rivoluzioni. Nessuno strumento di decodifica a disposizione, al contrario, è stato in grado di fornire a politici, cattedratici e giornalisti la chiave interpretativa per capire fino in fondo “l’11 settembre della diplomazia”, com’è stato definito il mega-scoop planetario messo a segno dal sito di Julian Assange. Non c’è nessun Afghanistan da invadere/liberare, nessuna guerra santa contro l’Occidente e, soprattutto, nessuna trattativa in corso.

“Ti offro la verità, niente di più”, diceva il Morpheus di Matrix a un Keanu Reeves piuttosto accigliato e così Assange. Forse la percezione che sia stato varcato un punto di non ritorno sta cominciando a serpeggiare e i tradizionali bastioni del potere, che si reggono da sempre sull’asimmetria di verità rispetto alla gente normale, devono aver passato proprio un brutto quarto d’ora. E se lo status continuasse ad assottigliarsi? E se l’asimmetria si finisse per ribaltare?

Ironia della sorte, il colpo di WikiLeaks avviene negli stessi giorni in cui uno dei padri della Rete, Vinton G. Cerf ha annunciato che, di qui a otto mesi, su Internet ci sarà il tutto esaurito (4,3 miliardi di varchi d’accesso raggiunti) e durante il primo suicidio virtuale di star a scopo benefico. Justin Timberlake, Serena Williams, Lady Gaga staccheranno la spina ai propri avatar su Facebook e Twitter e solo le donazioni per i bimbi malati di Aids riusciranno a farli tornare in vita. Ci vuole del coraggio, di questi tempi, a pensare di essere più potenti della Rete o forse è solo la metrica della potenza a essere cambiata e le rock star dei social network e gli hacker rivoltosi contano più di legioni di dignitari, con la piuma sul cappello.

Così nel sondaggio di Corriere.it, nonostante la domanda “La Casa Bianca scrive ad Assange: ‘Le rivelazioni di WikiLeaks mettono in pericolo vite umane. Non pubblicatele’. Sei d’accordo?”, il 45,6% dei lettori riesce a rispondere “no”.

L'articolo è stato pubblicato su The FronPage.

22 giugno 2010

UN TELEFILM SFIDA LE MAJOR


Ogni serie tv di culto, da Lost in giù, ha trovato nella Rete l’arena della consacrazione o della disfatta. È all’interno di blog, forum e social network che, sempre di più, viene decretato il successo dei nuovi telefilm che stanno colonizzando i palinsesti tv di tutto il mondo. E in Rete centinaia di migliaia di persone, in ogni angolo del pianeta, si scambiano (in p2p, pratica assai diffusa e solitamente non legale) puntate e sottotitoli. Le serie più scaricate di solito sono anche quelle più viste dal pubblico televisivo, che socializzerà in Rete impressioni e giudizi.

Adesso però l’evoluzione ha fatto un balzo in avanti. Pioneer One è la prima serie tv scaricabile gratis ma legalmente grazie alla tecnologia torrent, creata da Josh Bernhard e Bracey Smith come esplicita sfida allo strapotere delle major. Alla vista del primo episodio è collegata la richiesta di una donazione (quota minima 5 dollari) che serve per raggranellare la cifra necessaria agli altri episodi che completano la prima stagione della serie (che tratta delle indagini su un oggetto non indentificato atterrato in Canada, con a bordo un personaggio misterioso).

Pioneer One è scaricabile attraverso VODO, la piattaforma dedicata alla distribuzione di prodotti tramite torrent che ha già prodotto The Lionsgate (il primo film diffuso tramite peer-to-peer), mentre i sottotitoli sono realizzati da Italian Subs Addicted. Grazie alla partnership delle portaerei di torrent tipo Eztv e The Pirate Bay, il file del primo episodio della serie viene diffuso in tutto il mondo e le previsioni si aggirano intorno al milione di download.

Sulla pagina del sito in cui si scarica la prima puntata, di fianco ai quattro pulsanti “donate” (5, 10, 25 e 100 dollari) viene indicato il “donation target”, l’obiettivo del fund raising in corso e lo stato delle donazioni (aggiornato alle 8 e 15 pm del 20 giugno): 5438 dollari raccolti su 20.000 (quello che serve per produrre le prossime tre puntate). Fortuna (per le major) che alle star obamiane (George Clooney e Brad Pitt su tutte) non è ancora venuto in mente qualcosa del genere.

L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.
L'immagine è stata presa qui.

2 ottobre 2008

TECNODOLLARI


Terza uscita del mio Bianconiglio su Aprile.
Questa settimana i protagonisti sono le due eminenze grigie dei candidati alla presidenza degli States: Steve Schmidt, capo stratega di McCain, e David Plouffe (nella foto), tecnoguru di Obama.
Le loro alchimie, i dollari che costano e la rivoluzione della raccolta fondi in Rete - cioè la possibilità di tirar sù valanghe di quattrini dalle gente normale se il candidato viene mediatizzato per bene - sono il cuore di una campagna elettorale che segna l'accesso definitivo nell'era informatica della politica americana.

Tutto il post si trova qui.
La foto l'ho presa in prestito qui.

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