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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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19 dicembre 2011

NON È UN PAESE PER TECNICI


“La verità è che l’Italia è stata fondata su basi marce e ci abbiamo mangiato tutti: evasori, statali che non facevano un cazzo e con il doppio lavoro magari si potevano permettere di cambiare una volta in più la macchina, così allo Stato tornava comunque indietro almeno l’Iva…”. Secondo Claudio il Tappezziere, economista di riferimento oltre che asso del tressette nel circolo
radical chic bolognese che frequento, c’è poco da fare.

L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro degli altri, quelli che “alla mattina escono di casa per tirar su la serranda, andare in fabbrica o fare qualunque cosa”. Quelli che tutte le volte che il Paese si trova nella merda, gira e rigira alla fine si trovano il conto da pagare. È successo nel 1992 con la mitica finanziaria di Amato, poi coi sacrifici per entrare nell’Euro, ora col salasso per tentare di tenerlo in vita.

Bonanni buca i media dicendo che la manovra finanziaria poteva scriverla anche suo zio perché coglie lo spirito dei tempi, che aleggia maggioritario in tutti i Bildenberg di basso borgo del Belpaese. La consueta ingiustizia sommaria che si salda all’impotenza atavica di un potere spuntato, anche se ammantato per l’occasione di sobrietà professorale, per mettere qualche toppa. L’Italia è sempre quella del Marchese del Grillo.

Presumibilmente il “sadismo professorale” del “bullo intellettuale” diventato premier a furor di Twitter, ritratto da Annalena Benini con impeccabile perfidia, ha contribuito ma non è stata la causa scatenante. Il duce in loden, senza amici nel Palazzo, è parso un toccasana proprio a causa del disprezzo manifesto con cui ha trattato l’odiata casta. Non è neppure colpa della stangata, alla fine se l’aspettavano un po’ tutti.

È stata quella raggelante sensazione di déjà vu, schiaffoni ai soliti noti mentre i furbi si squagliano, unita all’italianissima vigliaccheria del non ammettere la Caporetto delle sempiterne riforme perennemente annunciate. Il Commissario Monti, lo stesso che ha inchiodato Microsoft, è stato messo sotto scacco da tassisti e farmacisti di casa nostra, oltre che dal veto sull’asta delle frequenze televisive. Per ora, a sentir Passera, ma gli altri non hanno goduto del privilegio di tale dilazione.

“Poi anche questo ‘contributo di solidarietà’ per le pensioni d’oro… Se prendi centonovantanovemila euro l’anno niente, con duecentomila te ne fan fuori trentamila. Non potevano tassare in modo progressivo?” Il diavolo si nasconde nei dettagli, Claudio il Tappezziere mette di nuovo il dito nella piaga e s’infervora: “Posso dire una cosa? Voi che siete giovani perché non andate in piazza a protestare?”

Nel clima surreale di questo Natale 2011 in odore di austerity, anche la piazza è un’arma spuntata. L’hanno capito bene gli anarchici che hanno spedito la bomba a Equitalia: a memoria d’uomo non ricordo un attentato, peraltro così vile e meschino, che abbia goduto di tale popolarità. Non solo i social network ma pure i bar con la birra sono un tripudio di “hanno fatto bene, quelli sono proprio il peggio”.

La coincidenza di analisi, poi, tra opposti estremismi rende il clima ancora più sinistro e cupo. Anarchici e Boghezio, leghisti vestiti da operai in Parlamento e rifondatori del Pci che gridano al complotto delle banche, insieme a Ferrara, Feltri, Bossi, Vendola, Tremonti e Di Pietro e agli editorialisti del manifesto, i sindacati e la Mussolini. Come stupirsi, in un clima del genere, dei proiettili ai politici recapitati da nuovi brand terroristici che sgomitano per il loro posticino nel Tg delle otto?

E mentre anche il New York Times getta la spugna e ammette la sua delusione per la manovra di Monti, nel Belpaese la fiction post-berlusconiana in crisi d’identità si va a sovrapporre a una realtà sempre più recessiva e deprimente. Così può accadere che l’onorevole Scilipoti si metta in combutta situazionista con l’avvocato Alfonso Marra, esperto di signoraggio e leader del Partito d’azione per lo sviluppo, e con la show-girl Sara Tommasi per inscenare una campagna contro le banche.

Le immagini di Sara Tommasi, a braccetto con Scilipoti, che accenna allo striptease in mezzo alla strada e si fa ritrarre come mamma l’ha fatta per promuovere il pamphlet del Marra (onore condiviso con Lele Mora, Manuela Arcuri e Ruby Rubacuori) contro le banche affamatrici, acuiscono l’ésprit de décadence che esala dalle cronache. Come se il teatrino del vecchio impresario più amato dagli italiani avesse deciso di sopravvivergli e stesse progressivamente esondando nella realtà.

Il 2012 incombe…

L'articolo (con foto) è stato pubblicato su The FrontPage.

5 dicembre 2011

LACRIME, SANGUE E MERDA


Così come tra uomini e donne, anche per gli Stati essere deboli o forti non è una questione di genere ma di capacità/possibilità di decidere in proprio. L’Italia del commissario Monti è l’esempio perfetto di uno Stato storicamente giovane, costituzionalmente promiscuo e politicamente abbastanza debole da avere accettato, in centocinquant’anni di storia, praticamente tutto.

Da Mussolini al compromesso storico, dal partito dell’ampolla del Dio Po al governo a quello di Mastella, Diliberto e Pecoraro Scanio, passando per un’incredibile sequenza di aspirazioni golpiste (almeno quattro, solo dal 1963 al 1985), esecutivi balneari di ogni razza e l’eliminazione giudiziaria a mezzo stampa dei partiti che hanno scritto la Costituzione. Fino al Drive-in di massa degli ultimi anni con intercettazioni, escort e chiacchiere che hanno finito per eclissare la crisi e alla fine il governo stesso.

Poi, dopo qualche ora di festa per l’auto-deposizione del Caimano e dopo la selva di tripudi di loden e di alleluia per la ritrovata sobrietà al governo, ecco che la annunciatissima scure di Monti cala in tutta la sua crudezza, alle otto della sera, e le chiacchiere arrivano a zero. Con grande sobrietà, in un sol colpo il professore reintroduce l’Ici (rivalutando gli estimi), aumenta l’Iva e (agghiacciante) blocca la rivalutazione Istat per le pensioni oltre i 1000 euro.

La super-stangata prevede anche l’annunciata riforma delle pensioni, la reintroduzione della tracciabilità e un ulteriore taglio agli enti locali. Ferrara potrà lustrarsi gli artigli (dopo giorni e giorni di apologie di Paul Krugman), Calderoli rilancia già la secessione (“consensuale, sul modello Cecoslovacchia”), Ferrero annuncia lo sciopero generale, a Di Pietro prudono le mani, i sindacati si preparano alla battaglia e il Pd e il Pdl (al solito) non sanno che pesci pigliare.

Mi sa che non basteranno le tasse sui beni di lusso e i (presunti) tagli alla politica per decretare la fine anticipata della luna di miele fra il commissario Monti e gli italiani, che fino a ieri sera gli hanno tributato una fiducia quasi unanime. Né basterà il carisma istituzionale di Re Giorgio (come l’ha ribattezzato il New York Times), che forse ha salvato l’Italia dal default finanziario ingaggiando Monti con un’operazione di rara abilità, ma difficilmente potrà qualcosa contro le probabili ricadute recessive di questa manovra.

Monti ha tenuto fede alla promessa di non guardare in faccia a nessuno e continua a ripetere che tutti i riflettori sono puntati sull’Italia. Allo Stato debole per eccellenza l’altro ieri è stato lasciato il cerino in mano dalla Merkel davanti al Bundestag riunito: “Dai cambiamenti dell’Italia dipende il futuro dell’Eurozona”. E i cambiamenti sono arrivati per decreto legge, sobriamente denominato “salva-Italia”, e con un appello ai cittadini centrato sul rischio di “macchiarsi del fallimento dell’intera Eurozona”, perché “il debito pubblico italiano è colpa di chi ha governato l’Italia, non dell’Europa”.

“I sacrifici devono essere visti alla luce di un risveglio a favore del merito e contro i privilegi, i nepotismi, le rendite”. Per Monti “noi italiani siamo considerati delle individualità di spicco, simpatici”, e sembra di sentire la conferenza stampa di un commissario europeo tedesco o lussemburghese, di un consulente di una banca d’affari o dell’Fmi.

Essere uno Stato debole significa ciclicamente abdicare dalla democrazia e quando Monti annuncia “ho riflettuto in questi giorni che, visti i sacrifici che devo chiedere ai cittadini italiani, ho deciso di rinunciare ad ogni compenso come presidente del Consiglio e ministro del Tesoro e delle Finanze”, ho pensato che forse hanno davvero ragione Ferrara&Ferrero e questo è un tecno-golpe a tutti gli effetti.

Non è detto che sia un male. Non c’è dubbio, per esempio, che in termini metodologici questo governo è un altro mondo e Passera che annuncia report costanti, con gli stati di avanzamento delle riforme in programma, ne è l’emblema. Poi, quando l’algida ministra Fornero scoppia in lacrime annunciando il blocco delle pensioni e non riesce a terminare la relazione, metto a fuoco l’unica verità: siamo nella merda, mi sa che c’è poco da fare gli schizzinosi.

L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.


15 novembre 2011

MONTI PARTY

“Noi siamo tornati ad essere una house divided, una casa divisa al suo interno, come l’America ferita dalla schiavitù nel Sud e dall’abolizionismo nel Nord, come la Francia legittimista di Vichy e quella libera di De Gaulle. Mai gli americani, i britannici e altre nazioni civili sospenderebbero la regola della democrazia per fronteggiare i mercati. L’Italia con il governo Monti, che nasce dalle ottime intenzioni e dai riflessi condizionati di Napolitano, e dal getto della spugna di Berlusconi (umanamente comprensibile, politicamente dolorosissimo), si condanna a una condizione paurosa di minorità costituzionale, una democrazia in braccio agli ottimati.”

Il Ferrara indignato ha tutte le ragioni per esserlo. Le stesse di Ferrero, dei ragazzi di Occupy Wall Street e delle “casalinghe inquiete” del Tea Party, come lui stesso si premura di puntualizzare nell’editoriale quotidiano a suon di citazioni di Paul Krugman (babau liberal sino a pochi mesi fa e teorico del fallimento della Bce oggi). La plutocrazia ha commissariato la democrazia, il complotto s’è avverato, Casa Pound e gli anarchici avrebbero tutte le ragioni per manifestare insieme.

Bisogna chiedersi, a questo punto, se c’era un’alternativa. Ferrara, Ferrero, Sallusti, Feltri, Santanché, insieme a Susanna Camusso, hanno chiesto fino all’ultimo le elezioni per difendere la sovranità popolare e il bipolarismo. Non è però che siano mancate le occasioni, alla sovranità bipolare, per tentare di combinare qualcosa, ma per diciassette anni la politica è stata al cinema a vedere lo stesso film.

A parte annunci e mezze riforme (sempre grandi in conferenza stampa) tutti i tentativi di correggere i noti vizi della ditta-Italia – spesa pubblica fuori controllo, parassitismi pullulanti, baronie voraci e inefficienti, ignavia tecnologica – sono sempre naufragati miseramente. Prima che i poteri forti la commissariassero, l’Italia era comunque ostaggio di micro-poteri che l’hanno spolpata e condannata alla paralisi.

Qualche anno fa, a Bologna, al bar “il Gatto & la Volpe” (il mio salotto radical-chic di riferimento), si parlava del neo-commissario della città, la pugnace signora Cancellieri (data per papabile come nuovo ministro). Un vecchietto, ex vigilante all’annuale Festa dell’Unità provinciale, a un certo punto mi ha apostrofato così: “E tota c’la zant là, consiglieri, assessori e compagnia cantante, i van tot a cà?… A’m piès la Cancellieri!”

Prima ancora di alzare un pollice, il Monti non-politico è già il salvatore della patria. Ora verrà restituito lo scettro, gli elettori avranno ancora qualche decisione da prendere oppure se l’Italia sarà del tutto una provincia. Io spero nella seconda ipotesi: lo spazio politico è quello europeo e in quella dimensione va ritarata una qualche forma di autogoverno (non solo formalmente) democratico.

L’elezione diretta del presidente degli Stati Uniti d’Europa è solo la proposta più notiziabile, ma nell’epoca della rivoluzione tecnologica forse bastano i cittadini. Claudia Bettiol, ingegnere ambientale e mamma, si è inventata un manifesto per promuovere la costituzione di un’authority europea che s’intesti i beni culturali del continente, anziché svenderli per pagare i debiti. A partire dal Partenone. Migliaia di cittadini degli Stati membri stanno traducendo la proposta e raccolgono le firme.

È chiaro anche ai sassi che a suon di stangate forse si risanano i bilanci ma di certo si diventa poveri e che l’Europa della Bce, dei burocrati di Bruxelles e degli aiuti all’agricoltura ha fatto il suo tempo. L’euro stesso paga la sua intrinseca debolezza, senza un prestatore di ultima istanza ma con ventisette politiche economiche sul collo. La cosiddetta speculazione non può che andarci a nozze e sarà sempre così, specie in tempi di vacche magre. Per cui, è proprio il caso di dirlo, o si fa l’Europa o si muore.

L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.

21 febbraio 2009

DEMOCRISTIANO E FERRARESE? È IL KARMA, BELLEZZA!


"...chi batte le mani adesso non venga poi domani a chiedermi dei posti..."


Per uno come me, bolognese e radicale, uno come Dario Franceschini in teoria è peggio di un dito in un occhio. In teoria.

Ferrarese
Dalle mie parti si dice che "Ferrara è al confine con l'Inghilterra" perché gli automobilisti estensi fanno costantemente la barba alla mezzeria e sembra sempre che sconfinino verso la corsia di sinistra.
Ora, guidare il partito al centro della scena politica e tenere sempre la barra a sinistra è lo spirito del discorso con cui il neosegretario si è presentato all'assemblea nazionale del Piddì.
Mi sembra lo spirito giusto.

Democristiano
Dopo averlo ascoltato, la Binetti ha dichiarato
"Sono entrata alla Fiera di Roma con un'idea in testa ma dopo avere sentito Franceschini sono indecisa sul voto". Già questa è una ragione di soddisfazione: il primato della scelta individuale sui temi eticamente sensibili (cosiddetta laicità) è stato rivendicato da Franceschini a chiare lettere, che ha citato la proposta di legge del Piddì sul testamento biologico - che contiene questo principio (idratazione e alimentaziione incluse) - e ha fatto incazzare la Binetti. Tanto basta.
D'altronde non è una novità: divorzio, aborto, legge gozzini sono state fatte sempre con la Dc al governo e il Pci all'opposizione (di solito terrorizzato quanto la Dc dal "nuovo").

Più in generale Franceschini è una garanzia perché almeno sa da che parte è girato. Ha un quadro di valori stabile da quando portava i calzoni corti, che forse gli impedirà di piegarsi alle mode come una banderuola e di giocare al piccolo statista, trionfale negli annunci e impotente nella realtà, come i figiciotti nichilisti che ci assediano da vent'anni con le loro nostalgiche scazzottate sotto i riflettori.
Ti ci puoi scazzare con Franceschini, ma almeno sai chi è (forse perchè lo sa lui, innanzitutto).

Un pensiero infine per Uòlter, prima esaltato da media e pseudocompagni come un demiurgo, poi massacrato e umiliato senza vergogna: grazie di averci provato.
Ma soprattutto grazie di averli lasciati tutti nella merda, dimostrando che il primato della politica sta solo nel loro cervellino bacato e che il mitico "senso di responsabilità" di solito è una scusa per farci lavorare (o ammalare) gratis.


Secondo Veltroni "Dario è la persona giusta per guidare il partito verso le nuove sfide"?
Anche secondo me.


L'immagine l'ho presa qui.
Franceschini segretario sulla Pravda invece è qui.

9 febbraio 2009

ARRIVANO I MOSTRI


Lo showdown sulla pelle di Eluana a cui assistiamo basiti in questi giorni non sappiamo ancora bene dove ci porterà.
Il cinismo pubblico ostentato dalla mesta brigata di governo, guidata dall'Avanzo di Balera folgorato sulla via di Crisafulli, suona come un tonante "me ne frego" sputato in faccia all'identità stessa della Repubblica, di cui la coltellata alla Costituzione è solo lo sfregio più simbolico e manifesto.

Di certo per ora prevalgono lo squallore e la miseria umana e civile, anche se non mancano alcuni picchi di paranoide accanimento clericale di cui il Monatto è - come da copione - il fiero portabandiera.

Intanto dal circo mediatico - complice l'infido Facebook - il dibattito è entrato nei bar, nelle parrocchie e nelle parrucchiere. La gente si divide sulle scelte di un padre di famiglia diventato suo malgrado un personaggio pubblico come fa sempre con quelle del commissario tecnico della Nazionale.

Tutto l'articolo - il Bianconiglio pubblicato oggi da Aprile - è qui.
L'immagine l'ho presa in prestito qui.

Un gruppo di Bologna a cui ho aderito su Facebook invece è qui.

25 dicembre 2008

MERRY CRISIS AND A HAPPY NEW DEAL!


Anche quest'anno il giorno di Natale ho guardato Mary Poppins in videocassetta, dopo i tortellini, i regali, la telefonata con gli zii di Parma, la vigilia coi ragazzi e la birra solitaria all'Irish di via Zamboni.
E quando Banks porta i due mocciosi in banca e attaccano tutti - i vecchi capoccioni in bombetta - a cantare
"...per due grami, miseri, penny da portare in banca... o meglio ancora nella grande banca d'Or, di credito risparimo e si-cur-tà..."
Vanessa mi ha raggiunto di sopra col suo nuovo cappellino rosa che s'intona agli stivali e all'abito numero tre, per cantare insieme a me.

Quest'anno c'è bisogno di cantare.
La disperazione è come il nulla della Storia Infinita: guadagna terreno intorno a noi. Al precipizio delle borse si è aggiunta la crisi economica che sta cominciando a mostrare i muscoli a suon di licenziamenti e crollo dei consumi. Le persone si attaccano la crisi, come l'influenza o la paura degli zingari, con l'aiuto dei "media" e degli "esperti" e il Natale, la festa per eccellenza, risulta quasi un messaggio dissonante, poco credibile.
La speranza e la serenità stonano.

L'agenzia di Ferrara con cui ho avuto a che fare fino alla fine dello scorso anno, per la prima volta forse dovrà mettere a casa qualcuno. Smette di crescere e deve rivedere al ribasso le proprie aspettative.
Epifani ha aperto alla settimana corta nelle fabbriche e la direttrice della "Dozza" - il cercere di Bologna - ha dichiarato che non hanno più neanche i soldi per la carta igienica. Le persone anziane spesso stanno col cappotto anche in casa per risparmiare sul gas e Bush ha rifatto lo stesso presepe dello scorso anno per adeguare la Casa Bianca al clima di austerity.

Se - come sempre - la crisi la pagano più cara i più poveri, cosa ci sarà mai da dire con il "merry crisis" del titolo, dunque?

Intanto la speranza per un "happy new deal", che sembra una strada obbligata per una civiltà che aveva smarrito così tanto la direzione da dimenticarsi di promettere ai suoi giovani un futuro migliore del presente, creato dai loro genitori.
Poi la speranza di "happy new deal" in cui "risorse" torni a significare "risorse" non solo quattrini, alberi da abbattere e cervelli o braccia da spremere finché conviene.
Infine la certezza che senza un
"happy new deal" vero e proprio, prima di diventare tutti poveri ci saremmo comunque tutti intossicati, ammazzati, ammalati, disumanizzati. La nostra civiltà avrebbe comunque fatto una gran brutta fine.

Quindi "don't waste the crisis", non sprecare la crisi. E nel 2009 non chiederti cosa gli altri - il sistema, il partito, gli dei, il proletariato - possono fare per te, ma cosa puoi fare tu per loro.

Il titolo è stato preso in prestito a Paolo Beccari, che l'ha usato così.
L'immagine invece è stata presa in prestito qui.

3 aprile 2008

VIOLENTEMENTE BELLA


Ieri sera sono stato in giro per Bologna.
Per la prima volta da quando mi sono trasferito a Russi ho passato una serata a bighellonare per feste e locali, prima di prendere il 27/a in direzione Corticella, il quartiere dove vivono i miei (in cui sono cresciuto).
C'era un cielo splendido, blu elettrico, e un vento asciutto che spazzava strade e vicoli trecenteschi. Bella Bologna, ieri sera, davvero.

Dopo il lavoro sono andato al Gatto & la Volpe. Al baretto di via Riva Reno mi hanno subito coinvolto nella polemica della giornata, la contestazione al Monatto.
Baiesi insultava, al solito, il povero Bovina reo di essere un fan dichiarato del direttore del Foglio (e di Guazzaloca)
tì propri un marden, cumpagna al to amìg, cal grasson ed Ferrara... un marden e un fasesta!

Nel pomeriggio il Monatto era venuto in città a proseguire la sua opera di evangelizzazione ad alto rischio (personale): quando si rompono i maroni alle donne sull'aborto con minchiate tipo io mi sento un po' donna, le femministe di inizio seco
llo erano d'accordo con me che l'aborto è maschio, la contestazione scatta inevitabile. Se vogliamo essere onesti è cercata, corteggiata, evocata, la contestazione: Ferrara non ha altre possibilità per andare sui giornali a ripetere la solita litania ratzingeriana.
Così Bologna si è trasformata nella città più violenta d'italia (sempre secondo Ferrara).
Che cazzo pretende? Questa è Bologna, altroché Caffarra, il Monatto le sue medaglie se le tenga ben strette sulla faccia.

Ho visto le foto, era pieno di gente - di donne - normali,
come quelle che l'hanno fischiato dalla Bignardi, non solo di professionisti della contestazione. Magari le donne non tollerano più che uomini come Ferrara s'intromettano a pontificare, tronfi, su una tragedia che (da sempre) riguarda loro. Quindi si difendono, anche con violenza, è così difficile da capire?
Poi Cofferati, Bertinotti & Co. solidarizzino quanto gli pare: la sostanza non cambia.

Dopo la disputa al bar sono stato all'aperitivo dell'Opificio Ciclope nel loro studio in via della Santa (di fianco a casa di Prodi) e all'Urp (ex Black B.) a salutare qualche reduce.
In via del Pratello ho incontrato Osvaldo, a cui ho scoperto di avere dato (per sbaglio) il numero di Vanessa al posto del mio. L'ho sfidato a tressette, nel suo tavolo, nel suo bar, nel suo anno (è capricorno).
E ho perso, cazzo.

La foto l'ho presa in prestito qui,

21 febbraio 2008

STRAORDINARIA UMILTÉ


Alle volte bisogna avere l'umiltà di subire delle condizioni oggettive, noi le subiamo.
Quella con il Pd sarà una convivenza faticosa, laboriosa, difficile, ma importante.

Ha commentato il vecchio pirata in merito all'accordo fra Radicali e Piddi.
Laboriosa o faticosa che sia, meno male che ha prevalso l'umilté. Già è piuttosto spiacevole assistere ogni giorno al mediashow papista di Ferrara e compagnia (tutti maschi con maroni più o meno pronunciati), figurarsi quando il delirio antiabortista approderà alle nuove camere.

Grazie all'umiltà l'Emma potrà toglierci lo sfizio di prendere
a calci in culo, dai banchi del Piddi per giunta, il circo di chierici abusivi che si sta per insediare in Parlamento. Se avesse vinto l'ego radicale se la sarebbe guardata in tv.

Grazie all'umilté i laici del Piddi avranno una sponda interna autorevole e mediaticamente cazzuta (pur con le rotture di palle che già preannuncia Pannella) e un partito transnazionale come nuovo interlocutore/osservatorio globale sui diritti civili e i temi di bioetica.

Sembra profilarsi un Piddi (e un eventuale governo) molto più articolato e meno banale del previsto in cui, se l'impostazione post-ideologica (o benaltrista che dir si voglia) di Uòlter tiene, magari si riesce a discutere (e a decidere qualcosa) di libertà di cura, politiche di riduzione del danno, libero accesso alla Rete, alle professioni e alle cattedre, liberalizzazione del p2p e dei derivati della canapa, bonifica degli ordini professionali e del mercato dei "media"...

Tutto per un soprassalto di umlté.

16 gennaio 2008

L'INSOSTENIBILE PESANTEZZA DELL'ESSERE


Dice, ma com'è che ti sei fissato con le primarie americane?
Una manifestazione piuttosto rozza di esterofilia, involontariamente snob (che è peggio)?
Protesta semplice o boicottaggio consapevole?
Noia?

Ieri sera ero a a casa di Poggio, in campagna vicino San Giorgio di Piano, per il consueto tressette del martedì che
per tre anni (fino all'ottobre scorso) era stato disputato il giovedì in un antro fumoso ricavato nelle viscere del circolo Arci Millenium, in via Riva Reno.
Prima del match si è scatenata una discussione sull'aborto, i numeri da circo del Monatto, le mosse della Chiesa, la famiglia, e via banalizzando. Quando mi sono azzardato a dire che mi sembrava rispettabile problematizzare la discussione sull'aborto, prima ho preso un po' di nomi da Barro e Poggio, poi Cuma mi ha fatto notare che non sono una donna; è troppo facile parlare di vita con l'utero delle altre.

Dopo ha aggiunto
"Tra 3 mesi devo iscrivere mio figlio all'asilo privato, sono 800 euro al mese, solo fino a settembre per fortuna. Di che sostegni alla famiglia parliamo?"

Già, di che si parla?
La discussione politica italiana fa senso. Le facce, le voci (quasi tutte cacofoniche) e i contenuti fanno senso. Se ti metti ad ascoltare troppo da vicino va a finire che ti prendi dei nomi dagli amici prima del tressette oppure che cominci a giocare al piccolo Galileo.
Se ne trovi altri 66, possibilmente luminari come te, capace che ti guadagni il tuo quarto d'ora di gloria e dai all'Imperatore di Guerre Stellari, al Monatto, al suo amichetto e a tutti i ciellini in circolazione la possibilità di fare le vittime nelle infinite repliche della pièce medioevalista in onda senza sosta su tutti i "media".
Come se fossimo nel 1978, come se non avessimo gli asili a 800 euro.

Dice, perché scrivi sempre degli USA?
Forse per la stessa ragione per cui il ministro D'Alema in ogni intervista continua a ripetere di essere sempre in viaggio. O forse perché il ministro Mastella, indagato per sette realti diversi con la moglie agli arresti domiciliari, può dichiarare che

"ho combattuto la mia battaglia finché si combatteva ad armi pari, e non arrivavano colpi bassi e imprevisti, perché dalla tua condotta politica nulla lasciava presagire un concertato volume di fuoco per distruggere la tua persona, la tua dignità, i tuoi valori"

Ma quale battaglia.
Ma chi sei? Chi siete? Andatevene tutti dal mio mac!
Voglio Obama e Hillary!
 
L'insostenibile pesantezza dell'essere: qui.

Piesse
AHHHHHHHHHHHHH!

19 dicembre 2007

ULTIMO TANGO A FERRARA


Oggi sono a Ferrara, in agenzia, per l'ultima volta.
La mia collaborazione da lancia semilibera termina e lascia il posto a lavori in cui le mie competenze ed il core-business dell'azienda si incrociano. Un progetto è già in piedi (ci sono stato dietro parecchio) ma, come spesso capita, è il cliente ad essere indiero. Quindi dobbiamo aspettare, sia l'agenzia che io.

Tecnicamente non è l'ultima volta quindi, ma psicologicamente si. C'è una bella differenza tra andare in un posto perché hai un appuntamento o dover essere presente (in ragione di un accordo e di una fattura mensile) due giorni la settimana, acqua e vento, sole e neve.
Nonostante il carattere turistico della mia presenza, infatti, per due anni ho condiviso un ufficio (anzi due) con tanta gente, li ho sentiti canticchiare e borbottare ingiurie contro i capi, il tempo, il governo, i mali di stagione. Mi hanno raccontato figli e sogni, paure e frustrazioni, ci siamo presi per il culo e ce lo siamo coperti, abbiamo riso parecchio e smadonnato anche di più. E abbiamo discusso di tutto. Per esempio l'altro giorno ho scoperto che l'ufficio pullula di leghisti e qualche tempo fa che erano tutti d'accordo con me sulla riapertura delle case chiuse dopo che avevo tenuto uno dei miei comizi al forno, in pausa pranzo.

Un giorno la fornaia, dove tra l'altro acquistavo pani e crescente per la cena del tressette, mi chiama da parte e mi fa
scusa, ti posso dire una cosa? non ti offendi?
quello che viene a comprare il pane, al mercoledì, è tuo babbo, vero?
ho visto che lo saluti sempre con un bacino...
è dolcissimo lo sai?
molti si vergognerebbero...

Vittorio, mio babbo (nella foto), è un baciatore, oltre che il mio driver ufficiale del mercoledì. Per due anni la sua Opel Kadett è stato il nostro salotto mobile, in cui abbiamo discusso di politica, famiglia, lavoro. A forza di andare su e giù per la Ferrarese si è fatto venir la voglia di andare a mangiare alla Trattoria del Gallo (dove abbiamo scoperto un Lambrusco spaziale) ha viziato la nonna Alba e la mamma Margherita con le delizie del forno, forse si è affezionato un po' (come me) a questa strana agenzia di provincia.
Oggi era l'ultimo viaggio. Quando stava già per tornare a Bologna l'ho rassicurato "tranquillo... dopo la Ferrarese c'hai la San Vitale da imparare".

Quando un paio di mesi fa ho cominciato la dieta ayurvedica, il giorno prima i colleghi mi hanno portato a mangiare i tortelloni di zucca (la mia passione), oggi si fa il bis.
Ieri pomeriggio avevo mandato questa mail:

il mio ultimo (e dinamico) giorno è domani: se volete potete venire a festeggiarmi a vostro modo (schiaffoni, effusioni, dolci, denaro, prestazioni di dubbio gusto), durante tutta la mia (come al solito dinamica) giornata di lavoro.
oppure se vi va a pranzo andiamo a mangiare degli altri tortelloni (fanculo ayurveda!) e varchiamo insieme la soglia del senso critico (la piramide), per l'ultima volta (sigh!).
però vi avverto: c'è caso che mi sbronzi.


In serata mi arriva un sms da parte di Gloria:
Orion's, tutto organizzato.
Noi, i soliti, ti abbiamo prenotato la sbornia con il ragù domani x pranzo


Non è un pranzo aziendale regimental stile spot dell'IBM, a mangiare i tortelli ci sta andano (tra pochi minuti) un gruppo di autoconvocati, durante la pausa, senza nessuna formalità. Quando è arrivato il messaggio mi sono emozionato, forse questi ferraresi sono abituati a voler bene alla gente ma non è la regola, posso garantirlo.

Qui ho imparato che non c'è bisogno di tirarsela per fare il mestiere della pubblicità e che i creativi con famiglia assomigliano di più agli operai che agli artisti dell'aperitivo che si annidano sotto le due torri. Stessi problemi, scadenze, speranze di tutti gli altri lavoratori: un macintosh e una pressa idraulica (a parte la fatica fisica) non sono così diversi, visti dall'ottica di chi deve pur sempre timbrare un cartellino, obbedire, andare a prendere il figlio all'asilo, che fa gli scongiuri per la pensione e smadonna contro banche, assicurazioni e bollette.

Ho avuto il privilegio di lavorare con un'azienda seria e sana, che rispetta la parola data e non prova a incularti ogni volta che ti giri dall'altra parte. Nel mio caso, anzi, l'agenzia ha assecondato con interesse la mia evoluzione professionale, traendone già un progetto coraggioso e innovativo.
Sono riuscito a farmi prendere per i fondelli da uno dei titolari perché era riuscito a farmi fare lo spot di Forza Italia per Azzurro forte, la festa del partito in Emilia-Romagna, "quest'uomo è cambiato" se la ghignava alla mia festa di compleanno, additandomi col bicchiere in mano.

Ma soprattutto ho imparato. Da tutto e da tutti, come una spugna. Adesso non faccio il fighetto e la frase i lavori sono tutti uguali l'ho testata nei fatti: è proprio vera.
Di questo devo ringraziare le persone di questi due anni: Luca, Salvatore, Elisabetta, Chiara, Francesco, Giulia,
Raffaele, Gloria, Daria, Francesca, Patrizia, Elena, Luca Pasqualini, Sabrina, Roberto, Stefano, il Cacciatorino, Federica, il Capo, Alex, Alessandra, Dino e tutti i ragazzi della trincea-grande distribuzione e poi Rossana, Ermanna, Paola, Flavio, Leonardo, Luca Dell'Aira e tutta la web-truppa.

Sono tanti (un'agenzia di pubblicità non succursale di una multinazionale con più di 30 dipendenti già di per sé è una notizia) e mi scuso per l'elenco e per la marcata autoreferenzialità di questo post con chi si è annoiato o (peggio) ha proprio smesso di leggere, ma il blog serve anche a questo. Dev'essere abbastanza autoreferenziale da non lasciare scivolare via giorni come questo, un po' come un setaccio.

Dopo tante chiacchiere siamo andati a mangiare. E come sempre succede tutto è  finito a cappellacci (di zucca) e vino. Disgraziatamente non mi sono sbronzato, ma c'è sempre una prossima volta.
Oggi a Ferrara c'è un gran sole, una rarità da queste parti (e di questi tempi). Lo prendo come un altro regalo e me lo godo fino al tramonto, che ha tutta l'aria di svelarsi bellissimo.

9 dicembre 2007

NELLA MIA ORA DI LIBERTÀ


Se è stato davvero il Monatto a far cacciare Luttazzi da La7 un po' mi dispiace. Io al suo posto non me la sarei presa. Certo, una tv che può cacciare uno che quintuplica gli ascolti fa un po' senso, ma non è una novità. La novità è che è la tv più libera in circolazione a farlo.
Solo "più" libera, evidentemente.

Gli aggiornamenti sull'ennesima gag d
el terzomondo mediatico nostrano sul sito di Luttazzi: qui.
Nella mia ora di libertà: qui.


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5 dicembre 2007

TERZOMONDO FERROVIARIO / 2

Ieri ero a Ferrara, in agenzia. In serata dovevo raggiungere la stazione di San Giorgio di Piano (sulla tratta Ferrara - Bologna), dove mi aspettava un passaggio in macchina, un piatto caldo, tre amici e un mazzo di carte piacentine. Il tavolo del tressette ha riaperto i battenti, seppure in regime di semiclandestinità, e si riunisce ogni martedì nella tenuta del Poggio. Dopo cena.

Faccio due conti e penso che Poggio finisce di giocare a tennis alle 7, quindi può arrivare in stazione alle 7 e 20. Così decido di prendere il treno delle 19 e 07 (ce n'è uno ogni ora che fa tutte le stazioni, mi dico) e per questo mi trattengo in agenzia fino alle 6 e 40, poi piglio l'autobus.
Arrivo in stazione alle 7 meno 10 e cerco il binario. Non c'è. Non c'è proprio il treno. Cazzo l'hanno soppresso, comincio a smadonnare.

Decido di controllare sui tabelloni e sull'Internet (al telefono con Vanessa): non c'è mai stato nessun treno a quell'ora. Sono un'idiota. Credevo ce ne fosse uno ai 07 di ogni ora. Macché.
Vanessa e i tabelloni mi indicano l'unica possibilità: il treno delle 19 e 56, il primo disponibile e anche l'ultimo della serata. Manca un'ora cazzo, ma mi metto buono e tranquillo, ordino una birra al bar della stazione. E aspetto.

Alla fine della seconda birra sono le 7 e trequarti e il treno parte dal binario 5. Mi affretto e sbuco dal sottopasso proprio davanti alla lucina verde del pulsante della porta. Il treno è nuovissimo, sedili immacolati, odore di pulito, mi accomodo a sedere e mi allento la sciarpa. Nel mio compartimento ci sono due ragazze dell'est, di fronte tre giovani nordafricani. Alle 8 meno 5 mi chiama Vittorio, mio babbo, e dopo qualche minuto mi rendo conto che qualcosa non va. Non parte.

Allora raggiungo i ragazzi e chiedo se ne sanno qualcosa, loro mi rassicurano. Cazzo che paranoie mi faccio, penso, e mi rimetto ad ascoltare l'i-pod. Dopo due minuti i maghrebini si riaffacciano nel mio scompartimento
"hey amico il treno non parte"
"cosa?"
"l'ha detto la donna delle pulizie"

Esco dal treno di gran carriera, seguito dai 5 compagni di viaggio
"il treno è partito, mi dispiace"
"voialtri, qui a Ferrara, vi fate le pere? Questo cos'è? Loro chi sono? Passeggeri o ologrammi?"
"era il treno prima..."
"prima di che? Io sono qui da venti minuti, loro pure."
"lo so, ma era il treno prima di questo, più avanti, sul binario... questo lo stiamo pulendo"
"..."
"io non c'entro nulla, parlate con il capostazione"


Mi dirigo verso l'ufficio del capostazione, quasi correndo. Espiro col naso furiosamente, come un rinoceronte, e urlo brutte cose.
Entro senza bussare
"voi mi avete fatto perdere l'ultimo treno per San Giorgio, adesso o mi trovate un autobus o mi pagate l'albergo. Sennò da qui non mi muovo"
Poi spiego l'accaduto e la tipa mi fa
"ancora? Tutte le volte la stessa storia. Le pulizie le fanno delle ditte esterne che se ne sbattono altamente, basterebbe un cartello fuori servizio... tu dove devi scendere?"
"a San Giorgio"
"ok, aspetta un attimo"

Si mette a telefonare da un apparecchio simile a quelli dei quartier militari dei vecchi film di guerra, parla con un sacco di gente chiede autorizzazioni a destra e sinistra poi alla fine mi annuncia che il treno in arrivo (che di solito ferma solo a San Pietro in Casale prima di arrivare a Bologna) farà sosta a San Giorgio.
"è il minimo" chiosa serissima.
Posso solo ringraziare, quasi commosso.

Sono le 9 meno dieci quando, unico passeggero sceso alla stazione di San Giorgio di Piano, faccio segno con la mano al macchinista.
"Può andare..."
Mi sento un po' come il Dottor Zivago, sarà la nebbia della bassa o il cappottone del nonno Paolo. 
Il tressette mi aspetta.


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4 ottobre 2007

MEGLIO DI HILLARY


Secondo me Uòlter ha ragione su Veronica Lario. È più elegante di Ségolène, più intelligente di Hillary, più di sinistra della Bindi. Se divorziasse dall'Avanzo di Balera, poi, avrebbe i quattrini per 15 campagne elettorali, potrebbe comprare la Pravda e l'Unità e fonderle col Foglio (che è già suo), convertire Fioroni all'ideale steineriano e Ferrara a quello pacifista.

Mi ha convinto così tanto, Uòlter, che voglio votare per lei da qualche parte. Come si fa?

La foto l'ho presa qui.

20 settembre 2007

V-GRILLANTI

"Come vedete, cari lettori, i grillanti sono un campione particolare del popolo sovrano. I loro sentimenti, la loro cultura, le inclinazioni che coltivano sono di una specie non rara in questo paese. Bisogna saper meritare i loro insulti, che d’altra parte sono indirizzati, equamente, anche a coloro che lisciano il pelo della web-bestiola."

Ferrara, dal nostro Foglio quotidiano.


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19 settembre 2007

CASA FERRARA / 3

Stasera a Otto e Mezzo si parla di politica, antipolitica, Grillo, girotondi, blog (poco), bla, bla, bla.

Tra le altre:
"Ma perché nessuno a sinistra fa Zapatero?" (Flores D'Arcais) "Beh adesso c'abbiamo il nostro, di Bambi..." (Sposetti).
"In piazza, a Bologna, non c'era solo Grillo... c'era anche Massimo Fini, Marco Travaglio, Sabina Guzzanti"
(ancora Flores D'Arcais) "e gli artigiani, i commercianti, gli operai?" (ancora Sposetti).

"Poi c'è la cosa delle liste, quelle col bollino" (Ferrara) "fantastica questa cosa del bollino...!" (Ritanna) "insomma, io metto il bollino, beppegrillo.it, mi faccio la mia lista, tutti incensurati e non iscritti a un partito e poi? Che succede ora?" (ancora Ferrara).

Adesso all'Infedele di Gad Lerner sta parlando un ragazzo (sui 35 anni) del meetup di Novara. Dice che il loro obiettivo è "favorire la partecipazione delle persone". Quando Lerner gli chiede se deve chiamarli "grillini o grilletti" (...) si indigna con pacatezza, sorridendo, "devo davvero rispondere?"

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