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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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6 dicembre 2010

ARMI DI EDUCAZIONE DI MASSA

“Jeffrey Bezos, fondatore di Amazon, Sergey Brin e Larry Page, fondatori di Google, Jimmy Wales, ideatore e fondatore di Wikipedia: questi sono solo alcuni nomi illustri del web 2.0 che sono stati educati secondo il metodo Montessori: i fondatori di Google in particolare attribuiscono proprio a questo metodo il segreto del loro successo.” Colpisce la perfetta simmetria causa-effetto fra l’imprinting educativo anti-gerarchico e la carriera di grandi architetti della rivoluzione della Rete, che sta rapidamente piallando la tradizionale struttura piramidale del dominio della conoscenza.

“Il principio fondamentale deve essere la libertà dell’allievo, poiché solo la libertà favorisce la creatività del bambino già presente nella sua natura. Dalla libertà deve emergere la disciplina.” Se al posto delle parole allievo e bambino ci fossero utente e persona potrebbe trattarsi tranquillamente di un brano dall’Intelligenza collettiva di Pierre Levy o di uno dei migliaia di saggi apologetici sulla Rete libera, invece che della pagina di Wikipedia dedicata a Maria Montessori. Naturalmente non è un caso e i creatori del web 2.0 hanno applicato la lezione alla Rete. Il destinatario dei messaggi non è il più un target e stop (lettore / spettatore / ascoltatore) ma un soggetto attivo e finanche il “web è finalmente scrivibile, non solo leggibile” per dirla con Franco Carlini.

Nel metodo montessoriano, l’insegnante scende dalla cattedra e diventa una sorta di guida che stimola la creatività dei ragazzi e, come il maestro steineriano, li aiuta a scovare il proprio talento. Evidentemente i più virtuosi, gli allievi-alfa capibranco della tecno-umanità nascente, hanno capito che il loro talento era quello di cambiare il mondo e gli strumenti cognitivi che hanno appreso erano i più adatti allo scopo.

Tre anni e mezzo fa in Bolivia mi era capitato di avvertire un’analoga affinità elettiva tra il modello educativo della scuola pubblica di salute del Chaco (la “Tekove Katu” di Gutierrez, nel dipartimento di Santa Cruz), diretta da Padre Tarcisio con l’aiuto degli insegnamenti di Don Milani e David Werner, e i campioni dell’allora nascente web 2.0. Anche lì, anche allora, lo stesso mantra, speranza di riscatto per i soliti ultimi e arma vincente dei nuovi primi: dalla gerarchia alla reciprocità (come il sottotitolo del saggio di Roberto Escobar su Max Stirner, “Nel cerchio magico”). Il core-business della rivoluzione tecnologica che sta cambiando i connotati al mondo è tutto qui.

L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.

10 ottobre 2008

I CARE 2.0


Quarta puntata del Bianconiglio su Aprile, dedicata al rapporto tra potere e paura, democrazia e decisione, Uòlter e Avanzo di Balera, attraverso il parallelo tra Don Milani e Wikipedia: qui.

L'immagine l'ho presa in prestito qui.

30 gennaio 2008

1948


60 anni fa se ne andava Ghandi e io me ne sono accorto per caso.

C'era di là
uno, da Gad Lerner nella scatola infernale, che blaterava qualcosa in proposito, tra il Pezzotta gracchiante non solo quale obiezione laicamente devota e l'intelligente Tabacci a fargli da sponda con qualcuna delle sue argute puntualizzazioni.

Ho spento l'interferenza, mi sono incuriosito e ho cercato su Wikipedia. È vero, era il 30 gennaio 1948.
La foto del Mahatma l'ho presa qui.

ll Ghandi italiano, invece, se n'è andato vent'anni dopo, nel 1968 Un anno dopo Don Milani.

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