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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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9 giugno 2009

DIECI ANNI FA / 2



Di questi tempi, a quest'ora: sono in Piazza Maggiore, in lacrime.

Silvia Bartolini si è appena fatta rimontare al fotofinish da Giorgio Guazzaloca, al ballottaggio che decreta la fine delle giunte comuniste, ex-comuniste e postcomuniste dal dopoguerra in qua. Di qui a poco ne parlerà il Wasgington Post, con lo stupore in pompa magna.
In Piazza siamo in quattro o cinque, ragazze e ragazzi tra i 20 e i 30 anni. Alcuni
di loro dopo quella sera non li ho più rivisti.

A pensare a come ci sentivamo adesso viene da sorridere; è un po' cinico e triste forse ma è così: mi viene da sorridere perché ci stavamo proprio male. Io tra l'altro non avevo nessun motivo personale o professionale per essere triste, anzi.
Solo quella era la mia città e di fianco all'altare dei partigiani che l'hanno liberata, in Piazza del Nettuno a 50 metri da me, i fascisti lanciavano cori da stadio, canzoni e bottiglie. Ad altezza uomo.
Il Piazza si era già guadagnato un paio di cinghiate nella schiena, in un dibattito postelettorale che si prometteva alquanto agonistico.
Di lì a poco si sarebbe scatenata la tipica "caccia alla zecca" delle grandi occasioni, messa in atto da gentiluomini con la testa rasata e le vesciche gonfie di birra.

Non è serata per capelloni e clark che infatti si stipano in via del Pratello, culo contro culo e la tipica espressione della bestia braccata stampata in faccia.
Sulla scalinata di Palazzo D'Accursio campeggia la bandiera di Ordine Nuovo.

Due settimane prima, la Bartolini aveva sfiorato la vittoria al primo turno.
Sfiorato.

L'immagine è stata presa in prestito qui.

11 gennaio 2009

DIECI ANNI FA


La sera che se n'è andato io lavoravo al Corto Maltese.
Alla 3, tutte le notti, Olly cominciava a fare smorfie inequivocabili verso il dj perché spegnesse la musica. Seguiva discussione e minivertenza tra il dj che non voleva smettere e Olly che monetizzava con gli occhi sempre più pallati ogni minuto di rischio-multa. L'ultimo pezzo era sempre Take a walk on the wild side di Lou Reed: politica aziendale.

Quella sera mi ero portato il vinile originale di Via del Campo.
Dopo
Take a walk on the wild side Olly ha fatto spegnere le luci e la gente si è messa a rumoreggiare piano, mentre in sotto fondo già si sentiva il fruscio, sotto la puntina. Poi è partita la musica, si sono accesi gli accendini e la gente ha cominciato ad applaudire e ad abbracciarsi. Quando si sono accese le luci eravamo in tanti con gli occhi lucidi. Fabrizio ci aveva fatto sentire parte di qualcosa di bello, ancora una volta.

Via del Campo l'ho presa in prestito qui.

20 giugno 2008

35


Ce l'abbiamo fatta.
Siamo riusciti a mangiare da Primo, dopo due tentativi a vuoto e un corteggiamento durato più di un mese: ne valeva la pena.

Primo ha una trattoria di fronte all'ex Eridania, enorme zuccherificio sbarcato e piazzato nella campagna fuori Russi come un'astronave aliena, nel 1961 (adesso ci vogliono fare un termovalorizzatore e sono tutti incazzati neri). A pranzo è sempre aperto (non ho problemi) la sera, adesso che suo padre non sta bene, bisogna dargli un colpo di telefono (te me lo dici nel pomeriggio, quanti siete, a che ora venite e io apro).
Dicevano che c'era il castrato migliore della zona: dicevano bene.

Il fatto che fosse pieno di operai e camionisti era già un buon presagio, se l'analisi di come votano serve per capire le tendenze in atto scoprire dove mangiano è meglio di ogni guida michelin, almeno per chi ama la cucina trucida e tradizionale (e non i localini da fighetti).
Che ci guardassero con sospetto (non è che adesso piombate qua tutti i santi giorni - magari con i vostri amici capelloni - e mi finite il castrato?) mi ha convinto del tutto.

Poi sono arrivate le tagliatelle al ragù e il castrato alla griglia ed è stato vero amore (c'hanno anche il branca menta!)

Per non farmi mancar niente ieri sera sono andato a mangiare alla festa dell'unità delle caserme rosse, a Bologna. Tortellini alla panna, fritto misto alla bolognese e friggione (buoni), scaloppine al limone (un po' ospedaliere) e una bella serata con Barro, Poggio e tanti amici vecchi e nuovi incontrati lì (Giorgio, Alessandro, Daniele, Claudia).
Io e Poggio abbiamo tirato tardi davanti a due birre nell'unico bar aperto di Corticella (il quartiere di Bologna in cui sono cresciuto), lo stesso Crall in cui da ragazzini abbiamo svernato tra biliardo, videogiochi, pusher zigani e maraglioni di periferia (i nostri salotti buoni).

Ho visto in giro anche qualche faccia di merda del Candilejas (la sala da ballo del circolo Arci sopra il bar), i nazicomunisti che mi hanno insegnato sin da giovane quanta poca differenza ci potesse essere tra gente che si diceva di sinistra e normali leghisti. Non ho insultato nessuno però (starò invecchiando).
Anche se quando stamattina ho incontrato Pedro alla fermata del 27 un po' me ne sono pentito.
Ho fatto appena in tempo a salutarlo (ero al cellulare con la gemella Betta - è nata oggi pure lei - prima di salire sul bus e di correre a perdifiato per prendere il treno al volo), ma il film del mio 26simo compleanno mi è passato davanti agli occhi per l'ennesima volta.

Nove anni fa io, Pedro e diversi altri pirla di sinistra (senza etichette di partito) abbiamo osato farci spazio tra di loro (vecchi bastardi nazicomunisti di quartiere) prendendo addirittura in gestione il loro circolo e rimediando di conseguenza una lezione memorabile.

A me in fin dei conti (a parte qualche drogato, venduto e traditore presi sù in assemblea - ero un diessino che organizzava cose antiproibizioniste con quelli di rifondazione) è stato solo annunciato (da un amico di famiglia durante un cenacolo paramafioso in casa sua) che se non mi fossi piegato non avrei mai fatto carriera nel Partito (allora si diceva con la maiuscola e tutti capivano al volo di quale partito si trattava).

A Pedro è andata molto peggio (era gay, di rifondazione e antiproibizionista d'altronde).
L'hanno insultato e umiliato pubblicamente (lui e tutta la sua famiglia), gli hanno tolto tutto quello che aveva e cancellato quello in cui credeva. Gli hanno dato del ladro (
dove hai preso i soldi per 'sta macchina?) davanti alla coop, la sera che ci hanno cacciato gli hanno svuotato a forza i cassetti del suo armadietto al circolo (il giovane compagno Facchini) e buttato le sue cose in uno scatolone. I suoi occhi lucidi non erano sufficienti.
Non si sono fermati neanche dopo che si sono liberati di lui e di tutti noi - traditori - e gli hanno mandato la polizia a casa per fargli fare (a lui e a suo padre sessantenne) tre giorni di galera e un processo per le piante di maria.

Dopo nove anni sono felice di non aver fatto nessun tipo di carriera in mezzo a quello squallore, di non aver dimenticato nulla (nessun volto, nessuna ferocia subita, nessun barlume di umanità) e di non essermi perso nemmeno uno dei loro funerali.

Buon compleanno vecchio pirata!

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