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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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19 gennaio 2013

CAYMANISTAN 2 / IL RITORNO

“Diciamo che la politica va vista con attenzione. Ingroia ora è un’eversione nera che incide nel profondo il movimentismo ormai smarrito che si definisce di sinistra, ma che poi si innamora di progetti di ultradestra come Grillo, Ingroia, Di Pietro. Berlusconi è stato comunque l’ultimo a fare politica estera e per questo l’han fatto fuori. Se non altro perché i nemici li preferisco davanti piuttosto che di fianco, butto anche io Ingroia.”

Il mio vecchio compare di occupazione Fabio Zanon, dopo un acceso e per certi versi tipico dibattito pre-elettorale su Facebook, risponde così alla questione che avevo posto all’attenzione dei miei amici virtuali: “Tra Berlusca e Ingroia giù dalla torre ci spedisco Ingroia”. Zanon conduce in queste ore un’appassionata e incredula campagna, da sinistra, contro la candidatura del magistrato palermitano.

La sua incredulità si appunta sull’innegabile dato di fatto che il calderone politico di tutte le sigle, associazioni, movimenti e collettivi dell’estrema sinistra (Partito Comunista dei Lavoratori escluso, se non erro) abbia come leader un magistrato, peraltro di nota propensione “manettara”, accompagnato da due ex colleghi come il brillante De Magistris e l’ormai spompato Di Pietro (apripista però di questa sorta di privatizzazione della politica per via giudiziaria).

Ironica sorte, quella dei militanti dei centri sociali, del movimento No Tav e di tutte le realtà antagoniste per cui, sinora, il magistrato di turno era stato fondamentalmente stato il capo delle guardie. Quello che mandava la perquisizione, faceva sequestrare il computer, arrestare i compagni di lotta. Ora legalità e questione morale (“intrinsecamente reazionaria” secondo un altro commentatore su Facebook), diventano erga omnes il mito fondativo della nuova rivoluzione civile e tengono in scacco gli altri. “Un po’ come se la Juve entrasse in campo dichiarando: il nostro obiettivo è rispettare il regolamento”. Sintetizza efficacemente Zanon.

Spostandosi un po’ a destra, poi, non è che il panorama si rallegri più di tanto. “Benvenuta Sinistra” ricorda con vago struggimento “Maledetta Primavera” e i sondaggi consegnano un poeta pugliese sembra sempre più sfiatato, un po’ dalla competition col magistrato (che si dichiara gagliardamente pronto a ritornarsene in Guatemala, dovesse girar male) e un po’ dall’inevitabile abbraccio mortale con la logica di governo (logica a cui peraltro è ben rodato), fatta più di compromessi e mezze sconfitte che di narrazioni ispirate.

“Il logo di Monti sarebbe perfetto come nuovo logo del Club Alpino Italiano, è tristissimo, quasi da pompe funebri e con un font vagamente fascistoide”. “Scelta civica: con Merkel per l’Italia” è senz’altro il fake più riuscito del nuovo logo del ressemblement centrista che fa capo a Monti. Che non è brutto, come dice Toscani, se la pubblicità dev’essere un modo per rappresentare con efficacia il prodotto.

Perché questo è il prodotto. Ormai a seguire anche distrattamente le cronache, pare evidente che definire elitario o tecnocratico l’approccio alla politica di Monti sia piuttosto generico e per certi versi fuorviante. Il premier si comporta, agisce e interagisce come se fosse né più né meno, tipo, che il responsabile risorse umane per l’Europa del Sud della Goldman Sachs o di una Spectre qualsiasi e gli fosse toccata in sorte la rogna di raddrizzare, secondo logiche aziendali immote e immutabili, la guappa Italia.

Intanto, nei duri fatti, la gente comincia a toccare con mano quanto e cosa significa la “cura Monti”. Non solo per una questione di quattrini, che sono più che sacrosanti sia chiaro, ma in termini di concezione della vita in comunità. Di spazi di libertà e responsabilità. Il nuovo redditometro, che inverte l’onere della prova tra Stato e individuo in materia fiscale, rappresenta assai bene la destinazione poliziesca a cui conduce il carro funebre dell’austerity montiana.

Gli alleati inevitabili, apparentati coi fratellini di sinistra di Vendola, sono allo stato attuale l’unico partito in campo. Il Maya di Bettola, confortato dai potenti fiati del destino, ha sparigliato le carte nella sua metà campo (e soprattutto in ditta), ma ora si trova coi sondaggi che lo inchiodano (di già) alla quasi ingovernabilità del Senato. Se Ingroia non desiste (e non mi pare il tipo, visti i precedenti) nelle regioni in bilico (Lombardia, Veneto, Campania e Sicilia) si fa dura.

Così, dopo le Cayman e il fuoco amico, è partita la corte a Renzi a cui pare stiano cominciando a piovere profferte di poltrone e primizie. Si dice che il Sindaco di Firenze aspetti il prossimo giro, il cadavere sul fiume, scommettendo da pokerista sulla fragilità del sempre più probabile Bersani-Monti-Vendola, per poi ripresentarsi in camicia bianca col sorrisetto sornione come a dire: avete visto? Di certo se avesse vinto lui, non si sarebbe assistito al Ritorno.

L’ennesimo Ritorno, nella partita ventennale tra Berlusconi e il resto del mondo, la solita incredibile telenovela che inchioda l’Italia a un’epoca in cui Internet era conosciuto solo da quattro scienziati occhialuti e il Muro di Berlino era caduto da qualche anno appena. L’Era televisiva, il passato che non passa, e che giovedì scorso è andato in onda in prima serata, da Santoro, e ha fatto lo stesso share della finale del Festival di Sanremo o dei Mondiali.

“Lasciate che vi spieghi com’è questo paese: questo paese non è governabile” ha esordito Berlusconi nella fossa dei leoni, con un sorriso smagliante. Chi, come i bagarini inglesi, credeva che sbroccasse, si mettesse a urlare paonazzo in volto, lasciasse lo studio, si è dovuto ricredere. “Santoro siamo da lei o siamo a Zelig?”  Ha esclamato a un certo punto in un vertice creativo, quando ormai l’intrattenimento aveva definitivamente sussunto la politica, prima di giustiziare il giustiziere: “Lascialo qua, Travaglio, lo voglio guardare in faccia”. Dopo, come da copione, sono (ri)cominciati i cazzi amari.

L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.

27 aprile 2010

PDL 2.0

“Almirante che cavolo hai combinato???? Hai scambiato un pagliaccio per un futuro statista???? Chiedi il permesso e riscendi in terra quel tanto che basta per dare un calcione nel fondoschiena a questo cialtrone, così potrai tornare e riposare in pace". Questo il contributo di Depil, sul sito del Giornale, al match politico-mediatico del momento.

Per Pontifex (sempre sul Giornale) “Il Sign. Fini è l´uomo più pericoloso della Repubblica...un QUINTA COLONNA che invidia Berlusconi...e sarà sempre un numero Due... Il più grande traditore di questo paese...lui, l´amico dei clandestini africani e musulmani....l’anti italiano.... Caso unico nella Repubblica...è riuscito a distruggere DUE Partiti di Destra...MSI e Alleanza Nazionale...incredibile ma vero! Il suo più grande progetto è distruggere iL PDL e trasformare l´Italia in un paese da terzo mondo...pieno di africani e musulmani...chiederemo un referendum popolare per fermarlo... Fini dovrebbe lasciare l´Italia! Fuori dalla politica Fini!!”

All’altro angolo del ring Barbara Lorella Donati posta una Lettera a Berlusconi
: “Caro” papisilvio oggi inizia il tuo declino politico, vedrai che sarà molto veloce. Rispetto a FINI sei soltanto un pidocchietto della politica. Ti ha fatto la beffa, d’altronde tu sei abituato ai contradditori con emilio fede. Sei una macchietta papisilvio, FINI ti sconfiggerà politicamente!” La pagina di Facebook “Gianfranco Fini Presidente” naturalmente pullula di gente dell’altra sponda passata a complimentarsi. Come Dario Comes “da elettore di sinistra: chapeau! grande Fini..innegabile l'ammirazione per il coraggio di sottolineare la necessità di una vera identità politica, che non sia ostaggio di B, sondaggi, Lega e ciellini benpensanti. Ora ci vuole coraggio!”

In una partita apparentemente chiusa, a dispetto dell’esiguità delle truppe politico-parlamentari (una manciata di fedelissimi tra direzione Pdl e Parlamento) Fini può contare su un piccolo esercito di sognatori
(da “Generazione Italia” di Bocchino&Briguglio a “Libertiamo” del radicale Della Vedova) che agisce principalmente in Rete e in questo momento è in grado di dettare l’agenda, produrre dibattito, caciara e – soprattutto – ottima stampa, ottimamente, puntualmente (e in modo platealmente strumentale) innescata dalle sue incursioni.

“Finalmente qualcosa si muove. Finalmente la plastica si squaglia al calore della vita vera. Del coraggio. Finalmente parole e non propaganda. Finalmente il senso dell'onore. Dell'azione bella perché inutile a se stessi. Finalmente idee e parole come senso dello Stato, legalità, unità nazionale. Finalmente l'Italia. Finalmente la libertà." Così Filippo Rossi, direttore del web magazine di FareFuturo (la fondazione-pensatoio del Presidente della Camera), nel commento alla direzione del Pdl che ha spedito i panni sporchi del partito direttamente nelle case degli italiani, col tiggì della sera. Il fischio d’inizio delle ostilità.

L'articolo è stato pubblicato (con un altro titolo) su The FrontPage.

10 giugno 2009

MORALE DELLA FAVOLA / 2


"Serracchiani in Italia, Verdi in Francia, Pirati in Svezia: chi l'ha detto che è andata male per l'Europa? I socialisti? Chi?"


Così apro le danze sul Facebook, in questo day after elettorale molto più controverso e meno banalmente cupo di quello che ci si poteva aspettare alla vigilia (sondaggi clandestini alla mano).
La valanga di destra in Europa c’è stata, è innegabile, ma è stata intercettata da leader che hanno saputo dare una faccia e parole credibili alla paura dell’uomo nero e della crisi mangia-benessere, che sta segnando l’opinione pubblica della vecchia ed esausta Europa. Un po’ come la Lega in Italia.

I socialisti pagano dazio e di brutto, anche dove hanno dimostrato di saper governare la contemporaneità, come nella Spagna di Zapatero.
Questo magari significa che l’idea socialista è vecchia, frusta e logora, inattuale, alla fine della lunga parabola del suo ciclo vitale, iniziata oltre un secolo fa. O semplicemente viene percepita così, ma non fa nessuna differenza in termini pratici.

L'articolo completo, l'ultimo Bianconiglio pubblicato lunedì su Aprile, si trova qui.
L'immagine è stata presa in prestito qui.

7 giugno 2009

MONARCHIA?


Secondo Nota Politica i giochi sono fatti.
Il cavallo vincente è quello dell'Avanzo di Balera mentre SuperDario rimane al palo. Poco sopra quel minimo che consente (forse) la sopravvivenza della scuderia, ma che non mette certo al sicuro il fantino.

Il quadro generale del match è sconsolante: i ronzini dell'ex Unione tutti insieme stanno al 40%, 10 punti secchi in meno di quando dirigeva la baracca il Prof.
L'Italia s'è destra?

L'immagine è lo screenshot del primo frame del messaggio di chiusura della campagna web del Pd, di cui ho curato la creatività per conto di ProDigi.
Il blog del DDT, il Democratic Day Team che ha realizzato la campagna, è qui.
L'articolo dell'Unità sulla campagna è qui, quello del Messaggero infine qui.

Corse clandestine dell'ultimo minuto (da Nota Politica):

Ippodromo Centrale /2
Varenne 40.2
Fan Idole 27.0
Groom de Bootz 10.1
Galopin du Ravary 7.0
Ipson de Mormal 5.8
General du Pommeau 2.7
Gebrazac 3.1
Hirosaka 2.9
Grace Ducal 1.2

Ippodromo Dynamique
Varenne 38.0
Fan Idole 26.9
Groom de Bootz 9.4
Galopin du Ravary 7.8
Ipson de Mormal 6.5
General du Pommeau 3.0
Gebrazac 2.4
(18 spettatori su 100 incerti se andare o meno all'ippodromo)

Ippodromo de la Baguette
Varenne 37.5
Fan Idole 26.5
Groom de Bootz 9.0
Galopin du Ravary 8.0
Ipson de Mormal 6.5
General du Pommeau 3.1
Gebrazac 3.2
Hirosaka 2.5

Ippodromo Frizzy /3
Varenne 40.0
Fan Idole 26.3
Groom de Bootz 10.5
Galopin du Ravary 7.0
Ipson de Mormal 5.5
General du Pommeau 3.5
Gebrazac 2.5
Hirosaka 3.6
Grace Ducal 2.5
(si prevede un affluenza all'ippodromo di circa 66 spettatori su 100)

4 giugno 2008

UNISCI ET IMPERA


Forza fighetto, questo è il tuo momento.
Puoi decidere di unire l'America democratica (e di sconfiggere quella repubblicana) o di correre da solo. Ricorda però che se scegli l'ozione 2, la pillola rossa, avrai qualche milione di Erica Jong sulla tua strada. Certo mettersi una Hillary alla Casa Bianca non dev'essere facile.
Ma cosa lo è?

Forza fighetto, scegli la pillola blu: alle elezioni del 2008 votano solo gli statunitensi ma contano per tutto il mondo libero (e semilibero). In Francia, Italia, Gran Bretagna soffia un vento di destra sempre più forte e cattivo.
Le discriminazioni di razza e genere, l'odio / paura delle diversità, tornano a orientare comportamenti privati e discussione pubblica, non solo a destra.

La chiave per mandare - non solo simbolicamente - in soffitta tutto questo e per rilanciare la speranza, il sogno, la nuova frontiera è nelle tue mani.
Alla fine per entrare nella storia basta
un po' di umiltà: il primo presidente afroamericano insieme alla prima vicepresidente donna in questo momento, uniti, non possono perdere.

Quella che segue è la lettera di ringraziamento ai supporters di Hillary Clinton, dopo sei mesi di passione e più di 18.000.000 di voti conquistati (più di Obama, mai tanti nella storia delle primarie americane):

Dear Orione,

Over the course of this campaign, I have seen the promise of America in your courage and character, your energy and ingenuity, and your compassion and faith.

Your spirit has inspired me every day in this race. While I traveled this country talking about how I wanted to help you -- time and again, you reached out to help me. To grab my hand or grip my arm, to look me in my eyes and tell me, don’t quit, keep fighting, stay in this race for us. There were days when I had strength enough for the both of us -- and on the days I didn't, I leaned on you.

This has always been your campaign, and tonight, there's no one I want to hear from more than you. I hope you're as proud as I am of what we've done and that you'll take a moment to share your thoughts with me now at my website.

I want to congratulate Senator Obama and his supporters on the extraordinary race that they have run. Senator Obama has inspired so many Americans to care about politics and empowered so many more to get involved, and our party and our democracy are stronger and more vibrant as a result.

Whatever path I travel next, I promise I will keep faith with you and everyone I have met across this good and great country. There is no possible way to thank you enough for everything you have done throughout this primary season, and you will always be in my heart.

Sincerely,
Hillary
La foto l'ho presa in prestito qui.

4 dicembre 2007

TEO-MAX


Quando Fede lo definiva "l'unico esponente di una destra europea, liberale" pensavo esagerasse.
Mi sbagliavo.

Anche se dire che
"Il matrimonio tra omosessuali offenderebbe il sentimento religioso di tanta gente. Due persone dello stesso sesso possono vivere uniti senza bisogno di simulare un matrimonio"
significa non essere molto liberali.

La foto l'ho presa qui.


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permalink | inviato da orione il 4/12/2007 alle 11:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

22 novembre 2007

LO STRANIERO / 2


Ci sono cose che dette da Nichi Vendola sembrano credibili: la lotta alla precarietà è una di queste.
L'intervento video qui sopra ne è (a mio giudizio) la prova provata.

Ieri sera Vendola era ospite di Gad Lerner all'Infedele.
Tra le altre cose ha detto che se la Destra "è più forte perché ha la sua idea di società della paura basata sulla precarizzazione dei rapporti di vita e di lavoro e sulla demonizzazione di tutto ciò che è diverso, la Sinistra non può solo limitarsi alla riduzione del danno ma deve fondare una società della speranza".

L'8 e il 9 dicembre si tengono gli Stati generali della Sinistra: partiti, partitelli e mussimalisti sparsi si riuniscono in assemblea per tentare di quagliare. Una delle questioni sul tappeto naturalmente è la leadership.
Sulla sua candidatura Vendola ha glissato con diplomazia, ma neanche troppo. D'altrondo è il migliore e deve cominciare a rassegnarsi (fare riunioni con Rizzo e Diliberto dev'essere dura): anche Uòlter ha dovuto rinunciare all'Africa e alla letteratura per il Piddì, in fin dei conti.

13 novembre 2007

X MATURE


"meglio una destra figa che una destra fighetta"


Archiviata (ma non abiurata, questo mai) l'epica della X Mas, con questa dichiarazione d'intenti Storace inaugura l'epoca della X Mature.
Daniela Santanchè, già regina delle shampiste tra il Billionaire e Montecitorio, diventa portavoce della nuova Destra. Il suo programma? Lo stesso del vecchio Catenacci: in galeraaa!

La foto l'ho presa qui.


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permalink | inviato da orione il 13/11/2007 alle 13:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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