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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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5 agosto 2008

INDIETRO TUTTA


La cosa più allucinante è che la maggior parte della gente mi risponde la stessa cosa:
almeno con il grembiule sono tutti uguali.

E così in questo inizio agosto rovente, con i militari in arrivo nelle città (per la gioia dei turisti di quest'Italia sempre più sudamericana) al governo è riuscito l'ennesimo gioco di prestigio: spacciare autoritarismo per egualitarismo, tentando di far credere che basti evocare il ritorno ai bei vecchi metodi di una volta per fermare la fine del modello educativo, culturale e sociale del Novecento, il monopolio statale (o peggio confessionale) del sapere e la pedagogia pedante che divide maestri e allievi con l'accetta della discriminazione di classe.

Come se la Scuola di Barbiana, Don Milani e Lettera a una professoressa non fossero mai esistiti.

Non avendo idee e strumenti per riportare l'Italia nella contemporaneità i ceffi di governo credono di risolvere qualcosa rimettendo le lancette dei regolamenti scolastici a prima del movimento studentesco.
Così se non si è disciplinati si potrà essere bocciati, come il Franti di Cuore non basta il talento, disciplina ci vuole.

Che significa disciplina
non è ben chiaro, ma il dubbio che diventi subito sinonimo di conformismo è molto forte. E non c'è nemico peggiore del conformismo per un paese (in grossa crisi) di ruffiani, teledipendenti e mammoni che hanno imparato che fregare il prossimo, evadere le tasse o conoscere qualcuno sono le uniche chiavi del successo.

Come se i bulli se ne fregassero qualcosa delle divise e del voto in condotta, come se finite le ore di scuola i bambini non fossero rimessi nella centriguga del consumismo, come se i ragazzi non capissero che gli adulti li vogliono far controllare dalle scuole perché non hanno più un cazzo da insegnare.
Loro per primi non sanno da che parte girarsi in questa società-mondo che gli sfugge di mano.

Così la destra punta sul vintage per nascondere i tagli (alla scuola e all'università), rimette il voto di condotta e i grembiuli e annuncia una grande gara d'appalto aperta alle case di moda più prestigiose per definirne il look.
Non solo tutti uguali, quindi, ma uguali e firmati. In modo che da già da piccoli siano in grado di dare il giusto valore ai prestigiosi marchi del nostro Made in Italy e che possano misurare la distanza tra essere firmati o meno, appena varcate le mura scolastiche e rimessi i soliti cenci da outlet.

Dolce&Gabbana sono tra i favoriti.
Domenica sera ero a Milano Marittima, ostaggio dell'amico Giuseppe in preda a shopping compulsivo, e mi sono piazzato davanti alla vetrina del loro negozio monomarca. Claudio, compagno di sventura nel ghetto di lusso della Riviera, mi si è avvicinato felpato e mi ha indicato una maglietta esposta, ghignando maligno. Completamente bianca, un'unica scritta al centro: i love rich.
Ottimi candidati per l'egualitarismo di stato, non c'è che dire.

Ma è giusto così. L'Italia è indietro?
Fa niente, basta far finta di essere in un film degli anni '50, una di quelle belle pellicole in bianco e nero
rilassanti e rassicuranti, con Anna Magnani o Sofia Loren, Peppone e Don Camillo, e si va tutti a letto tranquilli, rincoglioniti e sereni. L'Avanzo di Balera d'altronde è questo: la replica dello stesso film portata trionfalmente in tripudio per la terza volta. Dagli italiani, democraticamente: meglio di Mussolini, che per farsi amare ha dovuto fare un colpo di stato e una marcia su Roma.

L'unica speranza è che s'incazzino i bambini: l'immagine di una catasta di divise che brucia in diretta tivù mi è di grande conforto, nonostante il caldo opprimente che in questo inizio agosto non da pace neanche la sera.

Che ne faremo delle camicie nere
un sol fascio e poi le brucerem...


L'immagine l'ho presa qui.

15 luglio 2008

COMINCIA L'ESODO


L'ora dei saluti si avvicina, i miciotti se ne stanno per andare.
Sono grandi ormai e neanche Madre Rebecca di Russi riesce più a tenerli a freno. Quando non dormono nascosti nei pertugi più improbabili o strettistretti sulla pedana del bagno (così di notte andare a far pipì diventa un'impresa funambolica) o pisciano / cagano (come mucche) o mangiano gli omogeneizzati tutti in circolo in un unico piatto, si scazzottano alla grande, masticano tutto e tentano di ciucciarci le dita dei piedi.

Sennò esplorano.
Non sono ancora capaci di fare i gradini, quindi gli manca il piano di sopra (da cui scrivo ora) ma giù hanno visto / annusato / strusciato tutto. Tra l'altro casa è ancora un magazzino (dobbiamo dipingere la libreria marcia dell'Ikea da due mesi) e in tutti i magazzini che si rispettano è pieno di assi in bilico da tirar giù, di casse polverose dietro cui pisciare, di quadri a cui aggrapparsi e fare tarzan.

La gita più gettonata è quella alla scoperta del Mostro (quando dorme).
L'aspirapolvere acceso incute nei miciotti un terror panico senza eguali (il bianco / grigio si è tuffato nella ciotola d'acqua una volta) e nel casino che regna sovrano spesso è abbandonato a sé stesso, smontato (è ad acqua) da qualche parte tra lo studio e l'ingresso. Prima o poi scatta sempre la perlustrazione di solito capitanata dalla grigina, che ha mostrato tenacia e carattere in questo suo primo mese di vita.

Stasera (o domani) la festa è finita per uno o due teppistelli.
Gli annunci su internet servono e Vanessa ha ricevuto già due proposte di adozione: una ragazza molto entusiasta si vuole portare a casa un maschietto, mentre un'altra ne vorrebbe addirittura due (e ne ha già un terzo a casa, a Ravenna!). Candidati: bianco / grigio e tigrato marrone.

Domenica se ne va di sicuro la grigina, ribattezzata Toffee da quel maraglio di Claudio (la Gigliola ha una bella sopportazione) e forse anche Tontaggine la segue a ruota.

Il Poppatore invece rimane con noi sino a settembre: Lucia (un'amica di mia mamma) ha chiesto un maschio di carattere, che tenga in riga gli altri micioni che girovagano nei pressi del loro giardino.
Sembra il ritratto del Poppatore, che ha cominciato a ciucciare la tetta di Rebecca che non era ancora uscito del tutto, è stato il primo a saltare fuori dalla cesta / casa e ad andare a esplorare il mondo e quando c'è da buttarsi non tira mai indietro le zampe.

Sopra botte tra titani, uno dei video girati da Vanessa, tutti su YouTube,

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