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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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7 luglio 2011

BRIGATE INTERNAZIONALI


“All’attenzione dei cittadini del mondo. La polizia postale italiana, nelle ore precedenti, ha compiuto perquisizioni e denuncie nei confronti di alcuni membri di Anonymous. I media hanno diffuso la notizia che l’intera rete Anonymous italiana sia stata smantellata e che il capo di Anonymous Italia sia stato catturato. Anonymous nega quanto detto dai media e vorrebbe ricordare che non c’è nessun capo, non c’è nessuna struttura, e che tutti operano allo stesso livello. Niente è stato smantellato e la protesta continuerà più rumorosa che mai. Le persone arrestate non erano “pericolosi hacker” come definiti dai media, ma erano persone come tutti voi e sono state arrestate mentre protestavamo pacificamente per i nostri diritti.”

Fanno sempre lo stesso errore: pensare di avere a che fare con l’ennesimo upload delle Brigate rosse (colonne, affiliati, leader e brodo di coltura) e non, tipo, con gente stile LulzSec che, dopo aver violato i siti di Cia, Fbi e Sony (tra gli altri), ha annunciato l’uscita di scena con un post su Twitter: “Abbiamo messo a nudo imprese e governi soltanto per dimostrare che potevamo farlo. Adesso la crociata è finita.”

Così “Secure Italy” (quindici denunciati, tra cui cinque minorenni e decine di computer sequestrati) viene venduta come una sorta di blitz contro i Totò Riina della Rete, nonostante l’equilibrio dimostrato sinora dal Viminale, il cui titolare ha sempre difeso la liceità di pratiche diffuse (scaricare musica, condividere video, ecc.) ma fuori legge in diversi paesi, pure democratici (la Francia, per dirne uno). Viene da chiedersi se il cambio di strategia, dall’ammiccamento alle perquisizioni all’alba, si debba al fatto che Anonymous, con opitaly, abbia alzato la posta annunciando nei giorni scorsi obiettivi politici on line in Italia, tra cui (guarda caso) la Lega Nord.

Il tutto avviene lo stesso giorno della manifestazione contro la delibera in discussione all’Agcom (peraltro spaccata al suo interno sull’argomento, che ha già provocato le dimissioni di due relatori) sull’enforcement per il diritto d’autore on line, che ha sollevato il prevedibile vespaio in Rete. Con “Secure Italy”, secondo il Corriere che cita un’anonima fonte investigativa, “non si perseguono i reati di opinione ma solo i danni causati, che sarebbero ingenti anche se la politica delle aziende colpite è quella di non rivelare nulla”. Le accuse poi non dovrebbero portare ad arresti ma i danneggiati ora possono avviare le cause civili. Perché allora tutta questa enfasi, il nome altisonante (“Secure Italy”, sticazzi), i siti blindati (e i reati d’opinione che non si perseguono?), l’epica del blitz?

Da oggi è massima allerta: gli Anonymous rimasti anonimi potrebbero organizzare ritorsioni, fanno sapere anonimamente del ministero degli Interni. Potrebbero? “Gli Anonymous Italiani non sono caduti di fronte a questo vile tentativo di smantellare l’organizzazione e annunciano conseguenze per le azioni compiute dalle forze dell’ordine, che avranno obiettivi ancora da annunciare, per dimostrare che Anonymous è presente e combatte, come ha combattuto in passato e combatterà in futuro per la libertà della rete, in quanto ancora presente. Anonymous lancia un appello verso tutti i cittadini di internet, e agli Anonymous Internazionali, per farsi sentire più forti che mai. Noi siamo Anonymous. Noi siamo una Legione. Noi non dimentichiamo. Noi non perdoniamo. Aspettateci.”

L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage, insieme alla foto.

23 febbraio 2011

TECNOBRIGATE


“Alcuni sono insegnanti, impiegati, studenti, ingegneri, dottori (per darti un’idea). Quindi, penso che non siamo stati capiti. Noi non siamo reietti della società. Noi siamo te e tu sei noi. Siamo uniti, uniti per i nostri scopi comuni, ma non so… se siamo le nuove Nazioni Unite. Ma mi piace come suona, e sono certo che a molti piacerebbe questo titolo. Ma non siamo…”. 
È il Corriere che s’incarica di offrire una strepitosa tribuna a “uno degli attivisti internet” di Anonymous, il gruppo diventato celebre per gli attacchi ai siti di Visa, Mastercard e PayPal in difesa di WikiLeaks e, recentemente, a quello del governo italiano ritenuto “una minaccia alla libera espressione”.

“Anonymous combatte per la libertà. Vediamo l’oppressione dei popoli come un attacco contro i diritti umani e la loro libertà. Perciò combattiamo per tutti loro. Non importa se si tratta di Wikileaks, l’Egitto, l’Iran, l’Algeria, eccetera. Siamo qui per difendere i diritti umani e la libertà di parola in tutto il mondo. Perché Anonymous non ha radici solo in un Paese, ma veniamo da tutto il mondo e combattiamo per una causa comune.” Qualunque nodo della rete può proporre un obiettivo al resto del gruppo, disseminato ai quattro angoli del pianeta. Se la causa viene adottata tutti gli attivisti, come l’intervistato @Anony_Ops, si muoveranno insieme per colpire il bersaglio, indipendentemente dalle opinioni “perché lavoriamo per il popolo.”

Dopo OpItaly, l’anonimo attivista di Anonymous ha recensito OpIran. “Vogliamo mostrare agli iraniani che la gente all’estero si preoccupa per loro e condivide i loro sentimenti. Attaccando i siti del governo iraniano, stiamo protestando al fianco dei nostri fratelli e sorelle iraniani.” E quando Viviana Mazzi, che ha realizzato l’intervista sul Corriere via Twitter, gli ha chiesto se la Rete non gli va un po’ stretta risponde che “sì, personalmente sento che quello che sto facendo non è abbastanza e che devo scendere in strada con altre persone per mettere in atto una vera protesta, ma penso che non sia molto pratico andare ovunque queste proteste stiano avvenendo.”

Anno di grazia 2011 (meno di ventidue mesi all’apocalisse Maya): un pugno di anarchici smanettoni tiene in scacco a mesi alterni le cancellerie del media-mainstream internazionale (che anzi li vezzeggiano come vere rock star), seminando il panico fra legioni di dignitari con la piuma sul cappello. Intanto la polveriera del Medio Oriente sta saltando per aria davvero e il Maghreb è in fiamme al grido di “libertà” e nel vuoto politico, tra il muto terrore dell’Occidente. Orde di disperati si apprestano a varcare i sacri bastioni di Lepanto come l’incubo realizzato di ogni Borghezio d’Europa, a sentire gli apocalittici sermoni di tutti i Borghezio d’Italia.

A leggere l’intervista all’anonimo attivista internet mi è venuto in mente Per chi suona la campana e le Brigate Internazionali, attivisti di mezzo mondo che misero sul piatto la pelle per salvare la democrazia spagnola dal colpo di Stato fascista del generale Franco. Senza neppure l’aiuto di Facebook.

L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.

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