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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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26 ottobre 2010

RIBELLI A BILANCIO

“Casa Pound e Blocco studentesco non sono formazioni antisistema, ma parte integrante del progetto di Berlusconi.” Parola di Renata Polverini. Su Twitter e Facebook sono circolate dichiarazioni come questa, di dubbia veridicità ma utili per illustrare il nuovo prototipo modaiolo di estrema destra, figlio (pare) della temperie post-ideologica che secondo un numero crescente di commentatori (anche insospettabili) avrebbe bonificato una cultura funestata sinora da mezzibusti mascellonati, teschi, celtiche e fascio-ciarpame vario.

A riprova di questa ripulitura in grande stile una grande casa editrice, Rizzoli, ha appena pubblicato Nessun dolore, primo romanzo su Casa Pound scritto dall’avvocato Di Tullio (il legale storico del centro sociale romano). Secondo l’entusiasta Angelo Mellone, sul Foglio (una paginata intera) “il ‘topo nero’ fa posto al ragazzo di tendenza, a una sorta di stile minimal-militant che acchiappa proselitismo pure tra le ragazzine. Tracce di sfiga lavate via a suon di combat rock, tamburi che pestano, chitarre distorte che sparano a megawatt, atmosfere narrative da Black rain sempre appese tra la tarda notte e il mattino presto, un concetto di amicizia che mischia attimi fuggenti, ragazzi della via Pal e surfisti di Point Break, Fight Club e il Bradbury di Fahrenheit 451”.

Si può ben capire, quindi, l’orgoglio (naturalmente post-ideologico) di Gianni Alemanno, nella seconda dichiarazione carpita dai social network: “Rivendico il merito di aver costruito un rapporto stretto con i ragazzi di Casa Pound, finanziando le loro iniziative”. E non sfugge l’accorta (e mediatizzata) eterogeneità delle loro ospitate alle iniziative del centro sociale (Stefania Craxi, Paola Concia, Marcello Dell’Utri tra gli altri), specie se messa a paragone con l’austerity politico-culturale che campeggia nell’altra metà del campo antagonista, a sinistra.

Ma non basta per accreditarsi come i Capitan Harlock delle periferie (mutuo sociale, venti famiglie che abitano nella sede romana dell’Esquilino, okkupazioni situazioniste), ribelli jungeriani senza macchia e senza paura degni di un caso letterario che sfida l’egemonia editoriale sinistrorsa. C’è sempre un Fini in agguato (terza dichiarazione sospetta): “Risulta astrusa la vocazione ribelle di Casa Pound che gode di finanziamenti dal potere che dice di voler contrastare.”

L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.

30 ottobre 2008

IL BLOCCO NERO


Quando a Genova nel 2001 comparvero i black bloc (curiosa l'assonanza con blocco studentesco no?), misteriosamente la polizia non li beccava mai. Loro attaccavano, bruciavano, devastavano, picchiavano tutti quelli a portata di spranga, poi sparivano. Le forze dell'ordine arrivavano sempre con un minuto di ritardo e manganellavano i manifestanti pacifici.
Anche il campeggio in cui alloggiavano non venne mai perquisito, a differenza di quello delle tute bianche - allo stadio Carlini - e di quello degli autonomi.

Ieri a Piazza Navona è andato in scena lo stesso film. D'un tratto sono comparse le spranghe e i caschi, celtiche e svastiche, e la manifestazione pacifica e diventata un mattatoio davanti agli occhi degli agenti di polizia, in tenuta antisommossa e immobili per cinque lunghi minuti.
I "media" poi hanno fatto di nuovo il loro dovere, propinando all'Italietta disperata la solita favola degli opposti estremismi: destra e sinistra che usano la strada come un ring con la scusa della Gelmini.
Un anziano docente che ha visto passare Cossiga gli ha gridato "sei contento adesso?"

In effetti c'è di che gioire per i piduisti di casa nostra. Dopo l'annuncio poliziesco di Berlusconi e la consulenza terrrorista di Cossiga a Maroni, l'oliata macchina del blocco nero si è rimessa in moto con rinnovato vigore. L'articolo di Curzio Maltese sulla Pravda, il video pubblicato dal Corriere documentano il tradizionale sodalizio di piazza tra picchiatori (fascisti, black bloc che differenza fa? A Genova tra l'altro c'erano diversi militanti di Forza Nuova che non sfilavano certo con le focolarine) e forze dell'ordine.
Ma come sempre le facce degli agenti provocatori infiltrati tra gli studenti possono starsene tranquille: con i tempi della giustizia italiana se ne parla - al massimo - tra cinque o sei anni.

Gli studenti invece devono stare in campana. Troppe belle facce pulite, troppa determinazione a non farsi strumentalizzare, troppi contenuti: ci credo che poi prendono in parola il vecchio idiota e li infiltrano!
Genova è stata la tomba politica del movimento dei movimenti (quello che contestava la cattiva coscienza neoliberista che ci ha portato alla crisi di oggi) perché la violenza è la tomba mediatica di qualsiasi movimento. Specie di quelli perbene.

La foto l'ho presa in prestito qui.

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