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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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27 luglio 2008

L'ALTRA FACCIA DELLA PLEBAGLIA


"A me i braccianti analfabeti hanno insegnato la battaglia contro il plebeismo culturale, ma questa comunità sta scegliendo un'altra strada".

C'è una ragione per cui se Nichi Vendola fosse stato il candidato leader di Sinistra Arcobaleno io l'avrei votato, nonostante l'evidente miserabilità del progetto (e le facce dei promotori): è un tipo sincero.

Non credo sia solo lo smacco di una sconfitta annunciata (tutte le correnti di Rifondazione - stalinisti e trotzkisti insieme - contro la sua mozione maggioritaria che raccoglieva il 47% dei delegati) che gli fa dire
"questo congresso è il compimento della sconfitta della sinistra"
ma quella puzza di miserabile caccia al traditore che ha segnato il clima di un miserabile congresso, preceduto da vere e proprie rese dei conti a livello locale, a suon di ricorsi, avvocati, giudici, carabinieri.

La comunità (così la chiama
Nichi con la sua consueta magnanimità) di Rifondazione è riuscita nel capolavoro di apparire sui media come un guazzabuglio di bande che si odiano e si accapigliano per qualche strapuntino di potere o (peggio) per idee vecchie come Bakunin, ma non esitano a tramestare insieme come i più brutti ceffi democristiani (e sotto le telecamere per giunta) pur di bruciare le ambizioni dell'unico leader in grado di far votare per loro gente come me, che di norma farebbe fatica ad ascoltare anche un solo minuto dei loro deliri passatisti.

Non è una novità, comunque, anche Marx in persona decise le convocazioni del Quinto congresso dell'Aia della Prima internazionale socialista per mettere in minoranza i traditori anarchici. E poterli cacciare a calci nel culo.
Ferrero &C più modestamente si sono vendicati del Berty perdente e hanno deciso di rimettere indietro le lancette del partito, costruendo una trincea immaginaria per difendere l'ortodossia dal nulla che li circonda.
Forse Vendola dovrebbe riflettere sull'ipotesi di fare come Proudhon e Bakunin nel 1872: levare le tende e mettersi in proprio.
Qualche mazziniano lo seguirebbe di sicuro.

Ma come si dice, piove sul bagnato. Oppure, più prosaicamente, è la merda che si rivolta al badile.
Infatti mentre i compagni sono chiusi in assise permanente ad elaborare il lutto, regolare i conti in sospeso e scervellarsi sul perché gli operai iscritti alla Fiom al nord votano per la Lega (come ha fatto notare cupo il Berty), il Diavolo ha già deciso chi li rappresenterà quest'autunno, e come: Vladimir Luxuria all'Isola dei Famosi.

Così mentre la nuova e gagliarda classe dirigente di Rifondazione (gente della levatura di Ramon Mantovani, Riccardo Grassi e naturalmente dell'indimenticato exministro / neosegretario Paolo Ferrero, che nella testata del suo blog compare dalla fronte in giù per evitare la pelata) si affaccenderà a costruire l'unità dei comunisti (wow!) insieme ad altre brillanti teste d'uovo come Diliberto, Rizzo (la testa precedente a quella dell'homo sapiens-sapiens in un grafico darwiniano) e Ferrando, Luxuria apparirà davanti a 8/10 milioni di telespettatori una volta la settimana in prima serata e gli altri giorni nelle strisce quotidiane dell'Isola.

Il dibattito (è giusto o no che la compagna Luxuria guadagni quanto un operaio in 300 anni si chiedono i mentecatti) è già iniziato ma (a parte nella miserabile discussione interna di quell'ormai ex-partito) è anche già finito: chi sarà infatti il simbolo di Rifondazione d'ora in poi?
Il pretino valdese amico degli stalinisti (senza parlamentari né charme) o la transtar che ha ottenuto da Simona Ventura di poter parlare liberamente?

Evidentemente i compagni che continuano a sbagliare fanno una brutta fine, come sanno benissimo nel resto d'Europa dove i residuati bellici del novecento sono stati cancellati nelle urne.
A parte Die Linke in Germania: lì la sinistra ha lasciato da parte le pugnette ideologiche e si è messa insieme per inventarsi qualcosa di nuovo, l'idea di Vendola.

L'immagine l'ho presa in prestito qui.

Piesse
L'altro giorno ho letto su un giornale di carta (La Stampa?) che gli uomini di D'Alema stavano lavorando per Nichi. Avrei dovuto capire al volo che era un brutto segno. Tutti quei pelati vestiti di nero mi sa che menano un po' rogna.

8 maggio 2008

INDIANA RODHAM


Nonostante la CNN, l'altra sera Hillary e il fighetto hanno fatto uno a uno.
Nel calcolo (assurdo) dei delegati Obama avanza e ormai è di fatto fuori portata, tutti i big del partito si stanno schierando più o meno ufficialmente dalla sua parte e i superdelegati seguiranno - si dice - le indicazioni del caminetto democratico d'oltreoceano.

Ma, c'è sempre un ma, rimane aperta la questione politica di fondo ed è una vera e propria voragine.
Obama e Hillary rappresentano le due anime speculari dell'elettorato democratico,
radicalmente distanti e sempre più difficilmente conciliabili.
Non si tratta di destra e sinistra, naturalmente, nonostante l'informazione da importazione (stile pravda) abbia tentato di spacciare Obama per quello gggiovane e de sinistra, ma di interi pezzi di una società che si sta riprendendo da otto anni di delirio ideologico e ora si ritrova sull'orlo di una delle crisi economiche più cupe della sua storia. Operai, pensionati, contadini, ispanici, casalinghe, impiegati votano in larga maggiornaza per Hillary mentre studenti, elettori indipendenti, professionisti, imprenditori, afroamericani, intellettuali, vipps stanno con Obama.

Se - come pare - sarà Obama l'avversario di McCain per la Casa Bianca la questione razziale (tutte le rilevazioni mostrano che i bianchi, anche democratici, fanno fatica a votare un candidato di colore) non sarà il suo unico problema. Certo, quando gli eredi del Ku Klux Klan - tutti democratici - dell'indiana gli fanno gli occhi dolci non ci si crede granché, ma anzi si tende a sentire puzza di bruciato.
Il problema più serio però è la sua credibilità nei confronti dei poveri diavoli, bianchi, di sobborghi (ex)industriali e campagne, dove la polvere di stelle non attecchisce e comanda la paura. Dei terroristi, delle rapine, di diventare poveri.

Ora, si può attaccare il solito pippone sinistroso sulla mediatizzazione della paura come strumento di dominazione acritica delle masse - tutto vero e giusto - ma non aiuta ad andare al nocciolo della questione.
La gente del nord Italia vota Lega piuttosto che Bertinotti per la stessa ragione per cui rischia di votare McCain in Ohio (e negli altri stati ex-industriali in bilico) invece di Obama, anche se ha sostenuto Hillary alle primarie: per loro è un alieno.
Lontano dai loro problemi, linguaggio, valori, per questa gente Obama è una star della comunicazione globale (modellata da veri aspri peraltro)
in cui è difficile idenificarsi, il tipo adatto per il solito giochino dei "media": costruire un personaggio e tentare di far credere che è una persona (nel suo caso il nuovo Kennedy a 40 anni dall'omicidio di Bob). Peccato che il giochino raramente riesca.

Ora però la frittata è fatta: nonostante Hillary sia in stravantaggio nei sondaggi di martedì prossimo (si vota in Kentucky, West Virginia e Oregon), che abbia vinto in tutti i grandi stati, senza ottenere delegati da Michigan e Florida per puttanate di partito (se succedeva in Italia
chissà cosa si inventavano i pelati sedicenti dalemiani), la partita è di fatto chiusa.

Forse Obama preferisce perdere da solo che vincere con la signora Rodham perché - ripeto - la strada per ricomporre l'elettorato democratico e battere McCain è solo una: andare insieme.

Basterebbe l'umiltà di questa mossa, così inconsueta fra gli squali della politica politicante americana, per dare al dream-ticket la marcia in più. Da subito.
E fermare la marea di destra montante in tutto l'Occidente, di cui Bush e i neo-con evidentemente erano solo l'avanguardia.

Hillary-Schiaccianoci l'ho presa in prestito qui.

13 aprile 2008

LE PANCHINE DI RUSSI


Da qualche tempo l'asma è tornata. Prima con discrezione, la sera, negli utlimi giorni con arroganza, tutto il giorno. Brutta bestia l'asma, si dorme male, fiacca le energie e fa sembrare ogni piccola cosa una montagna.
Oggi comunque sto meglio, quando scrivo poi sto bene e se dormo abbracciato a Vanessa dormo da dio; domani poi starò ancora meglio, si vota finalmente.

Ho preso l'abitudine di andare a Bologna tre giorni la settimana, il lunedì, il mercoledì e il giovedì di solito. Il mercoledì sera si gica a tressette nella magione dell'amico Poggio, a San giorgio di Piano.
Barro mi viene a prendere al Gatto & la Volpe alle 8 e mezza, un mio espediente per fare incazzare Pietro che vorrebbe chiudere alle 8, poi abbiamo una mezzoretta di viaggio per chiacchierare di politica, spettegolare (con scarso successo) e pontificare alla bell'e meglio.

Mercoledì scorso tenevano banco le elezioni. Barro detesta l'Avanzo di Balera e l'Italia che rappresenta, quella destra che Prodi definì mirabilmente gente che lascia la macchina in doppia fila. Io che sono più liberale di lui (sono anche a favore dell'indulto) non riesco più a sopportare il vecchio palpaculi che zompetta da una tivvù all'altra, le sue battute, le gaffes, le minchiate sui comunisti e sono arrivato a credere che questa Italia se continua a votarlo forse si meriterebbe il Peron vero, non la sua versione light.
Continuare a pensare che gli elettori siano meglio degli eletti d'altronde è, nella migliore delle ipotesi, un esercizio mentale noioso, frustrante e autoassolutorio.

Prima mi sono messaggiato con Fede, che forse vota Bertinotti forse non vota per niente, la Sara invece vota di sicuro così come Cuma, veltroniano convinto. Alla cena da Poggio il Pd era in netta maggioranza anche se pure lì vale il motto "occhio ai silenziosi". Non è che se uno non spiccica parola (e magari sorride) mentre il Giampa della situazione si dichiara dalla parte di Uòlter vuol dire che è d'accordo. Un po' come le piazze: non è detto che se le riempi vinci anche le elezioni (certo, sempre meglio riempirle che farsi fischiare dai propri supporter mentre si sparano minchiate su Totti e Ronaldinho).
Pure Vanessa alla fine ha ceduto e anche se non posso scrivere su che simbolo mette la croce (mi spezza le gambine) di certo la posso prendere per il culo privatamente, dopo lunedì.

Se l'Avanzo di Balera non fosse scappato (ieri sera a Matrix ha addirittura esibito la sentenza che avrebbe impedito il faccia a faccia) e gli italiani avessero potuto vedere, anche solo per mezzora, lui e Uòlter uno di fianco all'altro non avrei avuto dubbi: vinceva Uòlter tutta la vita. Troppo vecchio, troppo esplicitamente pataccaro, consunto venditore in declino, troppo pateticamente uguale a sé stesso (ha i capelli come Big Jim ha ragione Barro!), il palpaculi candidato premier per la quinta volta non avrebbe avuto chances.
Me lo sarei giocato alla Snai o dagli inglesi, Uòlter, alla faccia dei sondaggi.

L'era della personalizzazione pura della poltica finalmente sembra essere giunta anche in Italia. Niente più partiti-chiesa e baracconi di falsi monaci che farneticano sui valori mentre puntano il portafogli, niente più (i hope) militanza demenziale in organizzazioni culturalmente fatiscenti per aspiranti nullafacenti disposti a farsi resettare il cervello (e a dire sempre di si) pur di arrivare.
Questa è la promessa della versione italiana del bipartitismo, incarnata da Pd, Pdl e (soprattutto) dai loro leader. Non mi sfuggono i rischi e i punti di debolezza, primo fra tutti la seria possibilità che i temi che dividono su basi etiche sono già di fatto espunti dall'agenda di governo di ognuno dei due.

Nonostante tutto ho fiducia, perchè la vedo come una questione generazionale, l'Italia è indietro sui diritti civili, sullo svilupppo della Rete, sulle libertà, perché è vecchia. Niente di più.
Cerco di farmi rassicurare dagli esempi:
1 / Pina Picierno, 26 anni ex Presidente dei giovani della Margherita e capolista per il piddì in Campania 2, ha votato quattro si al referendum sulla procreazione assistita ed è andata alla manifestazione di Arcigay per i Dico.
2 / Gabriele, 70 anni storico militante dei Ds (prima Pci- Pds) di dalemiana e comprovata fiducia, dopo un po' che ascoltava in silenzio la mia arringa a favore del matrimonio gay ha osservato che se fosse per me i busoni li metterei al muro.  

L'Avanzo di Balera a Matrix ci ha tenuto a precisare che i precari sono un problema sopravvalutato e il vero problema sono i pensionati (le pensioni minime sono un dramma sociale, è vero, ma non in contrapposizione alla precarietà). Il partito conservatore e quello progressita sono una realtà, basta sintonizzare il cervello e (per chi ha tempo e voglia) ci sono tutte le possibilità per influenzarne il cammino.
Per quanto mi riguarda credo che la poltica si debba occupare della cornice e (al massimo) dei colori, poi il proprio quadro ognuno deve poterselo dipingere da sé.

Lunedì e mercoledì mentre raggiungevo a piedi la stazione di Russi (il mio treno parte alle 8 e 48) l'asma mi stava piombando le gambe e il fiato mi si accorciava ogni volta che pensavo cazzo perdo il treno.
Ho dovuto fermarmi più volte per riprendermi, ma per fortuna c'era sempre una panchina nei paraggi.
Russi è un paese civile in cui ci sono ancora le panchine (dalle città le tolgono perché attirano i vagabondi) in mezzo alla strada.

Anche l'Italia ha il fiato corto e le panchine che ci sono non bastano più. Bisogna smetterla di fare i fighetti e chiedersi sul serio cosa si può fare per il Paese, non il contrario.
Soprattutto dal 15 aprile.

Nella foto (che sembra arrivare dal casting di qualche Drive-In di un secolo fa) l'Avanzo di Balera al lavoro con tre semiminorenni, interinali del jet-set. Povera Evita (e povera Italia).

15 febbraio 2008

SHINY HAPPY PEOPLE


L'altra sera ho visto Uòlter da Vespa.
Continuo a credere che non possa perdere. Proprio così, penso che appena la gente vede lui e il nano di fianco capisce tutto quello che c'è da capire: lui sarà anche Obama in un film di Moretti ma l'altro è un Avanzo di Balera. Un vecchio idiota palpaculi.

Bertinotti, dopo il successo dell'intervento alla prostata, è il candidato premier della sinistra e dei movimenti (per cambiare), Casini traccheggia tra diciotto liste democristiane e il Pdl, il balilla ha sciolto il partito ma non lo dice a nessuno, Daniela Santanché è candidata per la destra, i socialisi oscillano tra Bertinotti e il nulla e i radicali sono stati sfanculati un'altra volta, proprio adesso che il Monatto
si è scatenato e con la sua lista contro l'aborto rischia di strozzare il Pdl in culla?

Non c'è niente da fare, il vecchio pirata (nel video uno dei suoi numeri da circo più riusciti, non mi risulta che abbia fatto neanche un giorno di galera) non lo vuole a mano nessuno. Niente di politico, naturalmente.

Shiny happy people: qui.

18 dicembre 2007

IO C'HO L'ALIBI, A QUELL'ORA... SONO QUASI SEMPRE VIA


Come l'Armando di Jannacci.

Prodi non lo incontra perché ha altri impegni "all'estero", D'Alema sbruffoneggia a suo modo
(facendo finta di non capire che la dimensione del simbolico è concreta almeno quanto il suo ego), Napolitano si è svaporizzato da fermo, il Papa manco si degna di spiegare.

Questa è stata, in ordine gerarchico crescente, la risposta delle "istituzioni" italiane alla visita del Dalai Lama (non ufficiale? ma davvero? e chi se n'è accorto, che cambia presidente D'Alema?). Si arrischiano ad allungare la zampa Bertinotti, Veltroni e Formigoni, protestano i soliti radicali (con l'Emma che dice di dissentire, dolcissima, da Prodi), e per questo vengono salutati come esempi anticonformisti di coraggio dalla stampa bipartigiana. Che Italia.

Un po' come se Ratzinger andasse in visita in Turchia (senza chiedere il permesso al D'Alema nazionale) e incontrasse il sindaco di Istambul e il presidente di qualche regione, non i vertici politici e religiosi del paese. A proposito: non stava per andare a finire così giusto qualche tempo fa?
E noi, l'Italia, la cristianità minacciata, come l'avevamo presa?

E dire che c'era (almeno) un motivo, gretto fin che si vuole (i voti islamisti alle elezioni) ma concreto, e che dopo tutte le pressioni subite alla fine l'incontro c'è stato.
Invece rifiutarsi di incontare una delle massime autorità spirituali del pianeta per un ricatto della dittatura più ricca e sanguinosa è un vero schifo.
Anche perché Angela Merkel e Bush, che se ne sono sbattuti dei veti di Pechino e hanno ricevuto l'anziano leader buddhista con tutti gli onori che merita, non sono diventati improvvisamente buoni: sanno solo che se ci si fa ricattare sul Dalai Lama si può essere ricattati su tutto (da tutti).

Poi il Dalai Lama è uno dei pochi che parla (pensa e agisce) così.
L'Armando lo trovi qui.

La foto del Dalai Lama invece l'ho presa in prestito qui.

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