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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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5 giugno 2008

ANCHE GLI AYURVEDICI PIANGONO


Un mese fa ho letto questo sulla Pravda.
Temo che il medico ayurvedico protagonista della disavventura giudiziaria dell'articolo sia lo stesso G.S. che qualche mese fa, dopo il nostro primo consulto, è sparito. Erano i primi giorni da incubo (tra crisi d'asma e di ansia) della terapia, con la moglie (titolare dell'erboristeria ayurvedica che ha il monopolio delle medicine che prescrive il marito) che diceva di non portarmi all'ospedale e di continuare a chiamarlo.

Dopo che il marito quando è ricomparso ha detto il contrario (dovevi portarlo in ospedale), dopo che per tutto il week-end non ha risposto al telefono (avevo altro da fare) e dopo che ha scoperto che erano marito e moglie, ma si davano del lei in pubblico, Vanessa l'ha mandato a spendere.

Se è lui ora è sotto processo per omicidio colposo. Un bambino di sei anni ha interrotto la terapia tradizionale contro la fibrosi cistica, l'ha sostituita del tutto con le (a me ben note) pasticche (integratori, sali minerali, erbe) e c'è rimasto secco.

Io ho cambiato medico ayurvedico (il dottor Lisciani è un siciliano scapigliatissimo, bravo e disponibile) e ne ho preso uno tradizionale (dott. Avati, per par condicio) ma di polso, che mi ha bastonato di cortisone, antibiotici, antistaminici.
Adesso però non scrivo che sto meglio: l'ultima volta ha portato una discreta sfiga.

L'immagine l'ho presa qui.
Che cazzo è 'sta ayurveda? Qui.

13 aprile 2008

LE PANCHINE DI RUSSI


Da qualche tempo l'asma è tornata. Prima con discrezione, la sera, negli utlimi giorni con arroganza, tutto il giorno. Brutta bestia l'asma, si dorme male, fiacca le energie e fa sembrare ogni piccola cosa una montagna.
Oggi comunque sto meglio, quando scrivo poi sto bene e se dormo abbracciato a Vanessa dormo da dio; domani poi starò ancora meglio, si vota finalmente.

Ho preso l'abitudine di andare a Bologna tre giorni la settimana, il lunedì, il mercoledì e il giovedì di solito. Il mercoledì sera si gica a tressette nella magione dell'amico Poggio, a San giorgio di Piano.
Barro mi viene a prendere al Gatto & la Volpe alle 8 e mezza, un mio espediente per fare incazzare Pietro che vorrebbe chiudere alle 8, poi abbiamo una mezzoretta di viaggio per chiacchierare di politica, spettegolare (con scarso successo) e pontificare alla bell'e meglio.

Mercoledì scorso tenevano banco le elezioni. Barro detesta l'Avanzo di Balera e l'Italia che rappresenta, quella destra che Prodi definì mirabilmente gente che lascia la macchina in doppia fila. Io che sono più liberale di lui (sono anche a favore dell'indulto) non riesco più a sopportare il vecchio palpaculi che zompetta da una tivvù all'altra, le sue battute, le gaffes, le minchiate sui comunisti e sono arrivato a credere che questa Italia se continua a votarlo forse si meriterebbe il Peron vero, non la sua versione light.
Continuare a pensare che gli elettori siano meglio degli eletti d'altronde è, nella migliore delle ipotesi, un esercizio mentale noioso, frustrante e autoassolutorio.

Prima mi sono messaggiato con Fede, che forse vota Bertinotti forse non vota per niente, la Sara invece vota di sicuro così come Cuma, veltroniano convinto. Alla cena da Poggio il Pd era in netta maggioranza anche se pure lì vale il motto "occhio ai silenziosi". Non è che se uno non spiccica parola (e magari sorride) mentre il Giampa della situazione si dichiara dalla parte di Uòlter vuol dire che è d'accordo. Un po' come le piazze: non è detto che se le riempi vinci anche le elezioni (certo, sempre meglio riempirle che farsi fischiare dai propri supporter mentre si sparano minchiate su Totti e Ronaldinho).
Pure Vanessa alla fine ha ceduto e anche se non posso scrivere su che simbolo mette la croce (mi spezza le gambine) di certo la posso prendere per il culo privatamente, dopo lunedì.

Se l'Avanzo di Balera non fosse scappato (ieri sera a Matrix ha addirittura esibito la sentenza che avrebbe impedito il faccia a faccia) e gli italiani avessero potuto vedere, anche solo per mezzora, lui e Uòlter uno di fianco all'altro non avrei avuto dubbi: vinceva Uòlter tutta la vita. Troppo vecchio, troppo esplicitamente pataccaro, consunto venditore in declino, troppo pateticamente uguale a sé stesso (ha i capelli come Big Jim ha ragione Barro!), il palpaculi candidato premier per la quinta volta non avrebbe avuto chances.
Me lo sarei giocato alla Snai o dagli inglesi, Uòlter, alla faccia dei sondaggi.

L'era della personalizzazione pura della poltica finalmente sembra essere giunta anche in Italia. Niente più partiti-chiesa e baracconi di falsi monaci che farneticano sui valori mentre puntano il portafogli, niente più (i hope) militanza demenziale in organizzazioni culturalmente fatiscenti per aspiranti nullafacenti disposti a farsi resettare il cervello (e a dire sempre di si) pur di arrivare.
Questa è la promessa della versione italiana del bipartitismo, incarnata da Pd, Pdl e (soprattutto) dai loro leader. Non mi sfuggono i rischi e i punti di debolezza, primo fra tutti la seria possibilità che i temi che dividono su basi etiche sono già di fatto espunti dall'agenda di governo di ognuno dei due.

Nonostante tutto ho fiducia, perchè la vedo come una questione generazionale, l'Italia è indietro sui diritti civili, sullo svilupppo della Rete, sulle libertà, perché è vecchia. Niente di più.
Cerco di farmi rassicurare dagli esempi:
1 / Pina Picierno, 26 anni ex Presidente dei giovani della Margherita e capolista per il piddì in Campania 2, ha votato quattro si al referendum sulla procreazione assistita ed è andata alla manifestazione di Arcigay per i Dico.
2 / Gabriele, 70 anni storico militante dei Ds (prima Pci- Pds) di dalemiana e comprovata fiducia, dopo un po' che ascoltava in silenzio la mia arringa a favore del matrimonio gay ha osservato che se fosse per me i busoni li metterei al muro.  

L'Avanzo di Balera a Matrix ci ha tenuto a precisare che i precari sono un problema sopravvalutato e il vero problema sono i pensionati (le pensioni minime sono un dramma sociale, è vero, ma non in contrapposizione alla precarietà). Il partito conservatore e quello progressita sono una realtà, basta sintonizzare il cervello e (per chi ha tempo e voglia) ci sono tutte le possibilità per influenzarne il cammino.
Per quanto mi riguarda credo che la poltica si debba occupare della cornice e (al massimo) dei colori, poi il proprio quadro ognuno deve poterselo dipingere da sé.

Lunedì e mercoledì mentre raggiungevo a piedi la stazione di Russi (il mio treno parte alle 8 e 48) l'asma mi stava piombando le gambe e il fiato mi si accorciava ogni volta che pensavo cazzo perdo il treno.
Ho dovuto fermarmi più volte per riprendermi, ma per fortuna c'era sempre una panchina nei paraggi.
Russi è un paese civile in cui ci sono ancora le panchine (dalle città le tolgono perché attirano i vagabondi) in mezzo alla strada.

Anche l'Italia ha il fiato corto e le panchine che ci sono non bastano più. Bisogna smetterla di fare i fighetti e chiedersi sul serio cosa si può fare per il Paese, non il contrario.
Soprattutto dal 15 aprile.

Nella foto (che sembra arrivare dal casting di qualche Drive-In di un secolo fa) l'Avanzo di Balera al lavoro con tre semiminorenni, interinali del jet-set. Povera Evita (e povera Italia).

29 febbraio 2008

EXIT STRATEGY / FINAL CUT


Il trasloco è la terza ragione al mondo per potenza di stress, dopo la morte di un parente e il divorzio.
Non faccio che incontrare persone che me lo ripetono in questi giorni. D'altra parte sto traslocando e sono un po' stressato. Ero molto stressato, poi la crisi epilettica di giovedì scorso mi ha resettato il cervello per bene. Erano quasi due anni che non ne avevo una e negli ultimi tempi, forse a causa del ritorno dell'asma, mi ero sorpreso a sperare in una sorta di rentréè spazzatutto dell'epilessia.

Poi la crisi è arrivata. Lo stress in effetti è un po' diminuito ma io sono più rincoglionito di prima, il trasloco è giunto al suo atto finale, sono (siamo, Vanessa ed io) letteralmente assediato da lavori e impegni, però fortunatamente non ho bisogno di spruzzarmi in gola il Ventolin da almeno tre settimane. Da Marrakech.

Dopo tanti anni passati lamentarmi di Bologna e dei bolognesi, ora che me ne vado davvero comincio a riflettere, con un certo disagio, su quel (RA) che devo far mettere su passaporto e carta d'identità.
Intendiamoci, Russi è un paesino splendido così come la casa in cui andiamo a vivere, io sono stanco della città e mi sto preparando da un pezzo alla mia Twin Peaks di Romagna, però...
Però Bologna non è solo un luogo, ma è il luogo del mondo che più mi appartiene e in questi giorni mi sento come l'ispettore Sarti Antonio (nella foto), abbarbicato fra le cosce della mia città.
Consapevole che domani la pianto in asso.

La galleria di foto a Bologna, che ho messo su Flickr: qui.

25 febbraio 2008

LA BANALITÀ DEL BENE

Da quando sono iscritto a www.radicali.it, Pannella mi scrive ogni settimana.
Di solito si sfoga, si entusiasma e ci mette al corrente di ogni sua nuova trovata, più o meno balzana che sia. Scrive come agisce, in modo cervellotico, ma impreziosisce le sue mail con i titoli, sempre impeccabili.
"Pannella disturba" è il mio preferito.
   


Stamattina ho trovato una sua missiva nella posta elettronica e gli ho risposto.
Titolo: "Orione disturba, la banalità del bene".
Testo:

Caro Marco,
visto che ci scrivi sempre, con pazienza, ho pensato di ricambiare.
Non è un gran periodo per me, tra trasloco, lavoro che cambia sempre e salute traballante.
Ed è proprio la salute ti voglio parlare: io soffro di epilessia e di asma.
Ora, il caso vuole che i derivati della canapa indiana siano considerati alla stregua di rimedi sperimentali, nel senso che in paesi più civili del nostro sono stati inseriti per questa ragione nella farmacopea e/o sono oggetto, appunto, di sperimentazione farmacologica.
Di certo fumare i derivati della canapa indiana ha un effetto rilassante che argina lo stress della vita quotidiana, vera insidia per l'una e l'altra patologia ed è un broncodilatatore, che allevia gli effetti dell'asma.
In Italia se la coltivo rischio la galera per spaccio (ci sono sentenze contraddittorie come sai), sennò sono "liberissimo" di comprarla sul mercato nero, finanziando le mafie.
Perché?
La libertà di cura comincia così, colla banalità del bene.
Spero che su questo non facciate sconti anche perché ora che giocate nel Piddi è meglio giocare a carte scoperte.
In bocca al lupo!
 
Orione Lambri
www.orione.ilcannocchiale.it (dove ho pubblicata la missiva, se rispondi ne do notizia, se no pure...)

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