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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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25 novembre 2009

QUANDO IL GIOCO SI FA DURO


“Secondo quanto riportato da diversi siti (anche scientifici come Climate Audit, il blog di Steve McIntyre) nelle e-mail ci sarebbero scambi di informazioni e pareri tra gli studiosi del global warming su come filtrare le informazioni per selezionare cosa far passare al pubblico e cosa no. Il Cru è considerato uno dei centri di ricerca più influenti nello studio del riscaldamento globale dovuto a cause umane, e ha giocato un ruolo chiave nell’ultimo documento dell’Ipcc, il panel intergovernativo delle Nazioni Unite che studia i cambiamenti climatici.”


Ha prurito ai polpastrelli, Piero Vietti, quando racconta sul Foglio la favola dell’hacker di destra, che ha fregato centinaia di mail al Centro di ricerche sul clima (Cru) dell’Università dell’East Anglia in Inghilterra e le ha piazzate su un server russo, dopo aver fatto pervenire la rivendicazione di rito ai blog non allineati all’ortodossia di Al Gore:
“Pensiamo che la scienza che studia il clima sia, nell’attuale situazione, troppo importante per essere tenuta nascosta. Qui pubblichiamo una selezione a caso di corrispondenza, codice e documenti”.

Vietti fa di tutto, nel pezzo, per mantenere una postura coordinata all’undestratement esibito (già dalla testata stile Financial Times) del suo giornale, ma la notizia è troppo ghiotta.
Per una volta, all’autorità e contro i pirati, non deve ricorrere un losco faccendiere discografico o un avido banchiere, ma le icone più nobili (scienziati impegnati per salvare il mondo) dell’unica ideologia “progressista” scampate alla temperie.

Così lo zelo legalitario esibito dal giornalista a mo’ di super partes (“Fermo restando che chi ha violato il server del Cru ha commesso un reato grave” o “Il dubbio che il materiale sia stato sistemato alla bisogna da chi contesta le teorie del global warming di origine antropica è fondato”) non fa che fornire all’impresa un’aria ancor un po’ funettistica, che ricorda certi resoconti di imprese hacker “de sinistra” letti in altri tempi su Indymedia.

Molto probabilmente, invece che di un romantico “Ribelle” jungeriano, che viola da destra in nome della verità i codici del politicamente corretto, ci troviamo di fronte a un banale e allo stesso tempo ben più inquietante atto di guerra informatica. Come il presunto attacco hacker della Russia all’Estonia, quello contro il Cru (su un server russo) ha tutta l’aria di essere un atto di guerra politica gabellato da scoop civile.

13 anni di mail da cui la blogosfera “negazionista” (in fatto di global warming di natura antropica) ha tratto una controtesi sulla malafede tout court della comunità internazionale di climatologi che – com’è noto – per la stragrande maggioranza sostengono che le temperature del pianeta si stanno alzando a causa dell’uomo e che truccherebbero i dati per avere ragione. Una congiura mondiale orchestrata da centinaia di migliaia di cospiratori in camice bianco, in complicità con la solita cricca liberal appollaiata sulla spalla della pubblica opinione.  

Sembra invece che la realtà sia come al solito banalmente peggiore
“il pianeta è sulla strada che porta ad un disastroso aumento di 6°C a fine secolo (rispetto ai livelli pre-industriali) e lo è perché emettiamo sempre più CO2 e al tempo stesso la capacità della Terra di assorbire il gas serra sta invece diminuendo.
Se 50 anni fa il 60% dei gas serra emessi in atmosfera veniva assorbito dal pianeta ora questa percentuale è scesa al 55”
.

Questo secondo lo studio pubblicato in questi giorni su Nature Geoscience, dai noti bolscevichi del Global Carbon Project.
Che concludono infatti come tutti i maledetti comunisti:
“L’unico modo per controllare il cambiamento climatico è farlo tramite una riduzione drastica nelle emissioni mondiali di CO2”.

Fonti:
Mistero su Internet, un pirata svela i trucchi del global warming” di Piero Vietti sul Foglio.it
Hacker negazionisti, mentre il clima cambia davvero” dal Qualenergia.it
The Global Carbon Project

L'articolo è tratto dal blog di Aprile: qui.

La copertina del "Tratta del Ribelle" di Ernst junger è stata presa qui.

3 febbraio 2008

OBAMACANI


No, non è un insulto.
Anzi, secondo l'ultima Ansa che ho letto, è la definizione/acronimo con cui viene chiamato
il promettente movimento dei repubblicani per Barack Obama, di cui Susan Eisenhower, la nipote del presidente Dwight Eisenhower è solo l'ultima aderente. Sul Washington Post ha scritto che
se il partito democratico lo sceglierà come candidato, il 4 novembre lo voterò e lavorerò per farlo eleggere.

Per Obama si sono espressi, per ora e tra gli altri, Ted e Caroline Kennedy, il JKF dei poveri (Kerry), il Los Angeles Times (che sui candidati presidenti non fiatava dal '72) e
l'Oakland Tribune, tre quarti di Hollywood (tutti i fighi tipo George Clooney, Scarlett Johansson, Will Smith, Jennifer Aniston), Oprah Winfrey (la sua tutor elettorale), Steve Jobs, il proprietario della Apple (cioè chi intasca i soldi del mac da cui scrivo), il Washington Post e il New York Post di Murdoch, diverse tribù di pellerossa, l'ex presidente Carter (di fatto), buona parte dei sindacati e Obama Girl (nel video sopra). Esempio magistrale di viral marketing politico in salsa pop.

Entro martedì (prima del Super Tuesday) mi aspetto la dichiarazione d'amore (contro vicepresidenza) di Edwards e, prima o poi, la sentenza del Nobel/Oscar Al Gore (pare si sentano spesso).

Intanto è testa a testa.
Sempre la stessa Ansa riporta gli esiti dei sondaggi che danno Hillary e Obama quasi alla pari in California (ma va?), New Jersey, Missouri e su scala nazionale (anche se qui alcuni altri propendono per Hillary di qualche manciata di punti). Il rischio è che il super martedì non sia decisivo e la guerra per ottenere più delegati alla convention di Denver possa risultare logorante, specie con (dall'altra parte) McCain a un passo dalla nomination, già in campagna elettorale per le elezioni di novembre.

Autoritratto di una nazione di Mario Margiocco sul Sole 24 Ore: qui.
Lo spot elettorale di Obama per il Super Bowl, dal sito del New York Times: qui.

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