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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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18 dicembre 2012

VENERDÌ 21 DICEMBRE 2012


“Secondo questa avvincente teoria del complotto mista New Age in cui mi sono imbattuto questo pomeriggio, mentre cercavo di truccare un’asta su eBay, il nostro pianeta passerà attraverso questa immensa rete da pesca cosmica situata a largo delle Pleiadi. Ma che diavolo è questa Cintura Fotonica? Secondo lo scienziato russo Alexei Dmitriev, si tratta di una sorta di fascia di plasma magnetizzato (non mi chiedete spiegazioni, io riporto) che rischia di friggerci tutti come dei coleotteri maldestri nella lampada alogena.”

A un tiro di schioppo dalla Data basta dare una sbirciata su Google News per rendersi conto che, a prescindere dallo scetticismo di maniera e dall’impegno di esperti e scienziati a sgamare le bufale una in fila all’altra, il 21 dicembre 2012 non sarà un giorno come gli altri e “fortunatamente c’è anche l’ala moderata d’ispirazione cattolica. La Cintura Fotonica non sarebbe altri che “lo Spirito Santo” in persona: pucciandoci dentro di esso, la Terra ci traghetterebbe verso “l’Era della Luce”, cambiando per sempre il mondo materiale e la nostra coscienza.”

Non lo sarà per i cileni, il ventiquattro per cento dei quali quel giorno starà a casa dal lavoro per scaramanzia (o come scusa per allungare il ponte), né per i turchi. Il gran mufti Mehmet Gormez, la principale autorità religiosa musulmana del paese, si è dovuto scomodare per puntualizzare che le profezie catastrofiste sono solo frutto di ”superstizione” e ”falsi scenari apocalittici”.

L’allarme creato dalle predizioni sulla fine del mondo del 21 dicembre in base al calendario Maya e sul previsto (e smentito più volte) allineamento dei pianeti della Via Lattea non è una prerogativa turca e cilena. La Nasa ha scatenato un’offensiva antipanico su Facebook e Twitter per smontare una ad una tutte le teorie che hanno appassionato untorelli e giornalisti in questi anni, ma che ora minacciano di far danni veri.

“Proprio come il calendario che hai sul tuo muro della cucina non cessa di esistere dopo il 31 dicembre, il calendario Maya non cessa di esistere il 21 dicembre 2012.” Affermano dalla Nasa, mentre il governo Usa asserisce categorico che “il mondo non finirà il 21 dicembre 2012 o in qualsiasi altro giorno del 2012”, subito seguito a ruota da Messico, Francia e Russia, in cui un deputato propone di perseguire i sobillatori di dicerie, ma dal 22 dicembre in avanti.

Intanto arrivano i primi agghiaccianti annunci di suicidi di famiglie e adolescenti, vittime dello stalking mediatico, e si confermano gli affari d’oro previsti per le località di villeggiatura neo-millenaristica. Oltre ai siti Maya del Messico e del Guatemala, l’ultima moda sono alcuni microscopici paeselli presi letteralmente d’assalto: Bugarach in Francia, Cisternino in Puglia, la Val Pellice in Piemonte e Sirince in Turchia. Chi ha indagato ha scoperto che “i luoghi di salvezza dalla fine del mondo sono quelli che rappresentarono un rifugio per uomini che la pensavano diversamente dalla religione corrente.”

I nuovi catari e valdesi, assediati da raggi gamma, asteroidi, pianeti fantasma e (perché no) dagli alieni di Borghezio, stanno facendo la felicità delle agenzie di viaggi che hanno trovato in questo week-end fine-di-mondo un insperato contropiede alla crisi. Per 130 euro, invece, un’azienda svizzera ha commercializzato in Rete un kit di sopravvivenza per sopravvivere all’Armageddon.

“Vendiamo acqua e del riscaldamento a gas e altri prodotti destinati alla sopravvivenza quando non ci saranno più l’acqua potabile e l’elettricità” argomenta il produttore, reduce dal successo del kit in Siberia, dove ha venduto già più di novantamila pezzi. Niente in confronto al bunker semovente, confortevole e resistente all’acqua (e dunque agli ovvi maremoti previsti dal meteo apocalittico) messo a punto in Cina: una vera e propria arca di Noè in versione bilocale.

Insomma la psicosi dilaga. Nonostante sopracciglia alzate e battutine sarcastiche, dietro ogni caffè e in tutte le fermate dell’autobus non si parla che di questo benedetto venerdì 21 dicembre 2012. Tutti ci hanno fatto un pensiero, anche se in società giurerebbero il contrario e molti hanno il motivato timore che le paranoie del mondo, individuali e collettive, possano trovare nella Data il trampolino di lancio per esplodere. Poi i più saggi si chiuderanno in casa a scopare, fare le coccole e giocare coi bimbi oppure drogarsi, bere, ballare e mangiare in compagnia. L’offerta certo non manca.

“Menù fine del mondo per un ristorante di Hong Kong. Il Flagship Aqua Restaurant Group, ha deciso di organizzare per la sera del prossimo 21 dicembre, che secondo la profezia dei Maya dovrebbe coincidere con la fine del mondo, una cena di sei portate al costo di 2.112,12 dollari di Hong Kong a persona (211 euro circa), cifra che ricorda la data della profezia Maya. Il proprietario però ha fatto sapere che gli ospiti dovranno pagare il conto solo se il mondo non finirà quella sera. In caso contrario tutto sarà offerto dal ristorante stesso.”

L'ultima puntata di Spider Web è stata pubblicata su The FrontPage.

15 giugno 2011

NON SONO UNA SIGNORA


“E neanche una blogger lesbica e sostenitrice della rivoluzione araba. Mi chiamo Tom Mac Master e vengo dalla Georgia.” Potrebbe cominciare così l’autobiografia di sicuro successo dell’uomo che ha finto per quattro mesi di essere Amina, icona dell’illuminismo arabo in Siria per tutti i fessacchiotti che ci sono cascati, ed è stato capace di inventarsi una vita talmente interessante e paradigmatica da catalizzare l’attenzione dei media di tutto il mondo e di una cerchia di persone che si sono considerate sue ammiratrici, sostenitrici, amiche, una addirittura la sua fidanzata.

Alla fine il buon Tom, in vacanza in Turchia con la moglie, si è sentito in dovere di dire la verità e di scusarsi proprio con loro, gli amici e le amiche di Amina, che l’hanno fatto sentire una sorta di ladro d’affetto. Per darsi un contegno l’ha anche buttata in politica.

“Non mi aspettavo un livello di attenzione del genere – scrive -. Mentre il personaggio era di fantasia, i fatti raccontati su questo blog sono veri e non fuorvianti rispetto alla situazione sul campo. Io credo di non aver danneggiato nessuno. Gli eventi vengono plasmati dalle persone che li vivono su base quotidiana. Ho solo cercato di gettare luce su di essi per un pubblico occidentale. Questa esperienza ha tristemente confermato il mio modo di sentire riguardo alla copertura spesso superficiale del Medio Oriente e la presenza pervasiva di forme di Orientalismo liberale. In ogni caso sono rimasto profondamente toccato dalle reazioni dei lettori”.

In realtà il cerchio intorno alla finta Amina si stava già chiudendo e la situazione è precipitata dopo le finte foto (segnalate dalla proprietaria della faccia, inglese) e con la traccia lasciata su un forum, il classico passo falso: l’indirizzo di una casa a Stone Mountain, in Georgia. Da anni il proprietario risultava essere Thomas MacMaster (che ci aveva pure invitato gli amici al barbecue su Facebook). Non è un bel periodo per chi gioca al Luther Blissett o comunque bisogna essere ancora più bravi di Tom e signora per reggere più di quattro mesi, nel sontuoso lusso di prendere per il naso tutti i New York Times del pianeta.

Nel suo articolo sul blog del Corriere, Viviana Mazza punta i fari sull’apparente contraddizione fra la sentenza fotografica di Peter Steiner (sopra), “Su Internet nessuno sa che sei un cane”, e la teorizzata fine dell’anonimato in Rete: “Su Internet tutti sanno che sei un cane”. Secondo la sociologa Zeynep Tufekci, nell’epoca di Facobook&co non si scappa più e in un modo o nell’altra la traccia di una grigliata alla fine salta fuori. La vicenda dei coniugi MacMaster è un buon argomento per l’una e per l’altra tesi: li hanno beccati, è vero, ma per tre mesi hanno preso per il culo il mondo intero.

L'articolo (con foto) è stato pubblicato su The FrontPage.

29 marzo 2011

NONOSTANTE NOI


Che lo spettacolo dell’Occidente nella guerra in Libia, al solito diviso e rissoso, sia desolante è fuori discussione. All’interno di questa desolazione, però, Francia e Italia si sono distinte in una sorta di rivincita della finale dei penultimi mondiali, con Sarkozy intento a menar capocciate a nemici e alleati, convinto di poterle poi capitalizzare in voti, commesse e prebende neocoloniali, e il governo italiano oscillante tra la fedeltà al campo occidentale in cui milita dal 1945 ad oggi e la nostalgia del bunga bunga politico-danaroso all’ombra del Libro verde.

Uno degli sport preferiti degli italiani, si sa, è cambiare casacca, idea, fedeltà, a seconda delle convenienze. Così, quando il premier ha espresso “rammarico” per la sorte del vecchio sodale Gheddafi, oltre al rispetto per la coerenza cameratesca dell’unico leader occidentale capace di familiarizzare pubblicamente con personaggi come Putin e Lukashenko, ben oltre l’etichetta dell’ormai celebre “diplomazia della pacca sulle spalle”, si stagliava nitidamente un messaggio che l’ex “migliore amico di Bush e dell’America” (che ha spedito il tricolore in Iraq e Afghanistan) ha tentato di far giungere al raiss: siamo ancora amici.

Ora che anche a destra regna il ‘pluralismo’ più radicale, tra neopacifismi e prudenti realismi si cominciano ad orecchiare (anche fuori dai circuiti criptofascisti) tesi complottarde degne del miglior Giulietto Chiesa. Alla base delle rivoluzioni del mondo arabo di questi mesi ci sarebbe il solito ordito demo-pluto-giudaico-massonico, la Spectre dei finanzieri (quasi tutti in odore di kippah) tenutari delle portaerei storiche del giornalismo, in grado di far schizzare il prezzo del pane pigiando un bottone e d’indottrinare la pubblica opinione a seconda dei propri malvagi disegni. Una cricca di speculatori senza scrupoli e i loro epigoni politici, che Tremonti ha definito gli Illuminati, quelli che tirano le fila della diabolica globalizzazione.

Naturalmente lo sterco del demonio ha una parte in commedia anche stavolta: gas, petrolio, acqua (ce n’è tanta in Libia) fanno gola a tutti. Non è detto però che i rissosi neo-nanetti occidentali riescano ad accaparrarsi tutto come ai bei tempi delle sahariane e delle canzoncine virilizzanti. Brasile, India, Cina e Russia si sono messi di traverso con strategica determinazione (senza deambulare a vanvera tra le bombe e le chiacchiere) e lo scenario si profila assai più complesso dei sogni-incubi dei complottardi di casa nostra. Di certo il governo di Frattini e La Russa pare destinato a giocare un ruolo da comparsa tra i bomber anglo-francesi (Berlusconi che bacia la mano se lo ricordano bene), Obama e le quattro potenze del BRIC, acronimo del nuovo blocco, decise a misurare in politica le performances ottenute in economia. Il ruolo di mediazione a cui da sempre aspiriamo per ora lo sta svolgendo, in tutta l’area, la Turchia di Erdogan (altra economia da corsa).

Poi, nonostante le miserie d’Occidente, la lotta continua. In Siria la polizia ha sparato anche ieri sui manifestanti di Daraa, mentre il regime di Assad si affanna con riforme e pretattiche che si stanno mostrando controproducenti. Venerdì scorso lo Yemen e la Giordania sono stati teatro di manifestazioni, morti e feriti. Tutto questo non spaventa gli insorti ma anzi moltiplica le braci dell’incendio. Con le ovvie difficoltà che comporta ogni processo di transizione, Egitto e Tunisia sono lì a dimostrare che tutto è possibile.

L'articolo, con foto, è stato pubblicato su The FrontPage.

21 febbraio 2011

GIOVANE RIVOLTOSE CRESCONO


Uno dei libri più letti in Egitto, nei giorni della caduta di Mubarak, è la biografia di Kemal Ataturk, padre della Turchia laica pre-Erdogan. La notizia, giunta sulla nostra riva del Mediterraneo come curiosità, racconta meglio di qualunque ponderosa analisi la verità di chi ha messo a repentaglio la propria vita e integrità fisica per sfidare coprifuoco, censura, violenza e conquistare la piazza alla libertà. Ataturk non era Che Guevara né Bin Laden e di sicuro non assomigliava a Khomeini, a cui probabilmente avrebbe fatto tagliare la testa in diretta tv (se fossero esistiti l’uno e l’altra, ai suoi tempi).

Il contagio nel Maghreb e in Medio Oriente non si ferma e il virus della libertà “come una freccia dall’arco scocca, vola veloce di bocca in bocca”. Dopo Algeria, Tunisia, Egitto, Yemen e Iran ora tocca a Bahrein, Kuwait, Oman e Libia. Neanche la dittatura pluridecennale del tiranno situazionista, presunto patrono del bunga bunga (oltre che della tratta di esseri umani verso l’Italia), si è salvata dall’inondazione che sta spazzando il mondo arabo. Come durante l’assalto all’ambasciata italiana di Tripoli, la reazione alla maglietta contro Maometto sfoggiata dall’ineffabile semplificatore Calderoli, il Colonnello ha usato la mano pesante contro i manifestanti e stavolta il bilancio è una vera e propria strage: quasi cento morti di cui buona parte a Bengasi (dove gli abitanti del quartiere dell’hotel che ospitava il figlio di Gheddafi, Saad, hanno tentato di sequestrarlo).

La repressione, oltre alla classica mordacchia alla Rete (attuata anche in Libia) è la cifra stabile della monarchia del Bahrein, anch’essa assediata dalla primavera araba. Il regno di Hamad, erede della secolare dinastia sunnita, conta poco più di un milione di abitanti ma è posizionato strategicamente sul Golfo Persico come bastione degli interessi statunitensi nell’area. La rivolta della minoranza sciita, discriminata a tutti i livelli, ha causato sinora quattro morti e oltre cinquanta feriti durante i loro funerali.

Anche il presidente dello Yemen, Ali Abdullah Saleh, al poter da più di trent’anni, sta reagendo rabbiosamente alle proteste di piazza capeggiate da una giornalista di trentadue anni, Tawakkol Karman, seguace di Martin Luther King, Gandhi, Mandela e Facebook. Lo Yemen è la nemesi della libertà, oltre che della dignità della donna, i matrimoni sono combinati durante l’adolescenza, la testimonianza di una donna in tribunale vale la metà di quella di un uomo, così come il risarcimento in caso di morte (per la donna si ottiene la metà). Al medioevo etico corrisponde un intenso attivismo di Al Qaeda, di cui lo Yemen è una delle capitali. Tawakkol Karman è la loro nemesi, l’incubo che s’incarna: una donna-leader che incita le truppe dalle colonne del Washington Post. “Dopo l’Egitto, tutti i dittatori della regione cadranno, e il primo sarà Ali Abdullah Saleh”.

Tawakkol Karman l'ho presa qui.
L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.

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