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VOTO
Per il partito del diavolo. Quello dei mercanti, delle mignotte, dei preventivi.

Che ha inventato il marketing e gli hippie. Principio vitale e creatore, maschio, della contemporaneità. Ora, però, sta perdendo dei colpi. Martiri e beghini non fanno altro che strillare di valori e verità. Tutte balle per il vecchio tiranno, avvezzo alla ruvida legge del business e a quella melliflua del piacere. Parole incomprensibili, sparate in tutto il mondo dalla comunicazione.

Il re si era illuso. Per anni aveva dimenticato: non era solo al suo arrivo. La comunicazione era sempre stata lì. Creatrice, femmina, dell’umanità. Il vecchio aveva creduto di dominarla e in effetti per lungo tempo era andata così. Non aveva più memoria di essere anch'egli una sua creazione. Una funzione. Lei poi se ne stava in un angolo. Zitta e buona, casa e bottega. 

Non aveva fatto una piega neanche quando le aveva portato a casa la tecnologia. L'arrivo della nuova amichetta sembrava non turbarla. Anzi: assecondava di buona lena ogni morbosità del veccho pervertito. Poi ci ha preso gusto e ha cominciato a giocare per sé. La nuova non le dispiaceva affatto, era una complice ideale. Efficiente, assecondava ogni voglia con pruriginosa meticolosità. E aumentava sempre la posta.

Dominata e dominatrice, allora, si sono messe a giocare insieme. Proprio sotto gli occhi del re, che non vedeva e si compiaceva: la partita era sempre più eccitante. Ma gli sguardi tradivano e il vecchio era costretto a rincorrere. Sempre più spesso non capiva e passava in rassegna prima l'una poi l’altra, a ripetizione, per afferrare qualcosa. La bocca spalancata.

Loro lo tranquillizzavano, gli facevano le coccole e lo mettevano a dormire. Era stato un re glorioso e non si meritava uno scherno manifesto. Dentro di loro, però, sapevano già come sarebbe finita.


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16 febbraio 2011

GIOVANI RIVOLTOSI CRESCONO

“Le motociclette nere dei bassiji sono tornate nelle strade di Teheran, ieri, per disperdere la manifestazione organizzata dall’opposizione al regime degli ayatollah. Lacrimogeni, spari, un morto secondo l’opposizione, decine di arresti hanno scandito il pomeriggio della capitale iraniana, mentre le strade si riempivano di giovani e meno giovani”. Alla faccia di chi gridava al pericolo islamista è proprio l’Iran, i cui leader si erano affrettati a sostenere le rivolte in Tunisia ed Egitto nella speranza (speculare ai pruriti kissingeriani di casa nostra) di accaparrarsene la paternità, a scontare il nuovo contagio.

Il Medio Oriente, ora sì, è una polveriera rivoluzionaria che ad ogni istante ribolle di nuove proteste e nutre così altre turbe rivoltose. Sono i giovani, protagonisti del panorama anagrafico di questi paesi, il motore del cambiamento ed è la libertà il mito rivoluzionario che li spinge a rischiare la pelle, la famiglia e il lavoro. Se poi l’eclissi di libertà che ha impedito loro sinora di votare, pregare e scopare come meglio credono si chiama Mubarak, sovrano-fantoccio di una ultratrentennale democrazia familiare, utile agli interessi occidentali e d’Israele, o Ahmadinejad, leader di una sanguinaria teocrazia antimoderna (prima ancora che antisemita e antioccidentale) non fa differenza.

Il che la dice lunga sulla distanza che separa la realtà dalle categorie dell’analisi, ferme alla guerra fredda o al massimo ai suoi postumi, appunto, kissingeriani. L’Occidente sconta il logoramento della propria leadership innanzitutto come credibile guida del mondo libero, prima ancora che come guerra dei Pil, vittoriosamente condotta dai paesi emersi (Cina, India, Brasile, ecc.). Gli scheletri nell’armadio, la cui sola evocazione ha reso Julian Assange il nemico pubblico numero uno (e non a caso ‘adottato’ in tempo reale da Putin e oggetto delle ironie antioccidentali dello stesso Ahmadinejad), e i riflessi condizionati del vecchio mondo hanno reso l’Europa e gli Stati Uniti vecchi pugili stonati.

Prima l’America del Sud, in cui senza troppi casini sono stati i cittadini a incaricarsi di mandare al potere Morales, Lugo, Chàvez, Lula, Dilma Roussef, Cristina Kirchner, Michelle Bachelet, senza remore rispetto al ruolo di abitanti del “cortile di casa” che era stato assegnato loro dai potenti vicini del nord, ora il Medio Oriente. Intanto le blasonate democrazie della vecchia Europa si sono incartate sulla crisi e su come fare davvero l’Europa (che sembra sempre un po’ il Pd, una cosa ‘da fare’ ma da cui tutti tirano il culo indietro il prima possibile) e gli Stati Uniti, dopo l’Hope di Obama sono di nuovo al palo.

Altre Atene, Parigi, Roma ci aspettano, altre fiamme attendono l’Occidente, troppo vecchio per sperare in belle insurrezioni generazionali rivitalizzanti ma (ancora) troppo ricco per illudersi che gli esclusi dal banchetto rimangano educatamente fuori, con le facce spiaccicate sulla vetrina del ristorante.

L'articolo è stato pubblicato su The FrontPage.

19 agosto 2008

EVO STRAVINCE


Ma i nazi-leghisti di Santa Cruz non mollano e alzano la posta.
Questo il riassunto un po' brutale di questa estate di fuoco (nonostante il clima, l'anno scorso di questi tempi a La Paz nevicava) per la Bolivia.

Il 10 agosto si è tenuto il referendum revocatorio (una bizzarra e interessante invenzione andina, un pit-stop in cui gli elettori possono confermare o meno il capo del governo al potere), fortemente voluto da Morales, in cui è stato riproclamato presidente a furor di popolo, con oltre il 68 per cento dei voti (con punte fino al 98% nelle regioni di La Paz e Cochabamba).

Nelle regioni in cui sono in corso le rivolte autonomiste (capeggiate dai nazi-leghisti locali, i bianchi schiavisti della terra e del gas) Evo è andato avanti, vincendo nel Pando (
53%
), impattando a Tarija (49,8%), raddoppiando nel Beni (43% rispetto a meno del 20 preso nel 2005) e prendendo un onorevole 40% in casa del nemico pubblico numero uno, a Santa Cruz.

Il nemico pubblico numero uno però non si è fatto sorprendere: Rubén Costas, governatore di Santa Cruz e leader dell'opposizione autonomista a Morales, è stato ratficato a sua volta con il 67% dei voti.
Forse per questo che ha deciso di alzare la posta convocando lo sciopero generale, destituendo il capo della poliiza (di nomina governativa) e rilanciando l'eterno braccio di ferro col primo Presidente indigeno della storia della Boliva. Materia del contendere questa volta è la tassa sugli idrocarburi che il governo ha imposto per dare un reddito di sopravvivenza agli anziani campesinos.

"Le classi medie non capiscono l'importanza dei 200 bolivianos mensili (più o meno 20 euro) del 'Reddito Dignità' per gli anziani, però per un campesino equivalgono a quattro vitelli al mese", ha tentato di spiegare Morales. Invano, la lotta continua.

Intanto Fenando Lugo Mendez (nella videointervista sopra), vescovo e teologo della liberazione, giura da Presidente del Paraguay dopo la vittoria del 21 aprile. Il Sudamerica sta cambiando colore, nonostante gli eredi dei conquistadores che non hanno nessuna intenzione di rassegnarsi.

23 luglio 2008

MAX E UÒLTER


La politica deve saper dire ad ogni cittadina e ad ogni cittadino:
“C’è bisogno di te per costruire un’Italia migliore”.
Per questo nasce ReD.

L'ultima puntata della saga NemiciAmici di casa nostra è ReD, un'associazione di donne e uomini che amano la politica fondata da D'Alema in persona. Per i malevoli è un correntone neodoroteo per condizionare Uòlter, per i benevoli (di solito interessati) è un utile contributo al dibattito e alla riflessione.
In un modo o nell'altro, infatti, quella di ReD è una strategia per sottrarre tempo e energie al Piddì di Toby (altra tessera, statuto, dirigenti, relazioni) e per prendere tempo in attesa di (ri)posizionarsi.

Naturalmente ognuno ha le proprie perversioni, c'è chi colleziona farfalle o francobolli chi associazioni e fondazioni per riposizionarsi all'infinito su uno scacchiere politico sempre medesimo a sé stesso, la cosa curiosa (e un po' patetica) è che questo teatrino va avanti da un numero incredibile di anni (mi sembra 14) e che c'è ancora gente che ne parla e che ne scrive (io lo sto facendo ad esempio).

14 anni fa Internet non c'era e fu il cosiddetto popolo dei fax a chiedere Uòlter segretario del neonato Pds, dopo l'addio del fondatore Occhetto. Era una trappola della Pravda, naturalmente, che quando la direzione del partito scelse D'Alema titolò marziale
Il pugno del Partito.

In 14 anni è successa parecchia roba: negli USA ci sono stati tre presidenti (due Bush e un Clinton) e cinque mandati, Mandela è diventato presidente del Sudafrica (dopo 26 anni di carcere e la fine dell'apartheid) e in Bolivia è stato eletto il primo presidente indigeno, Morales.
Internet ha cambiato il mondo, grazie ai (cosiddetti) no-global la gente ha imparato il termine globalizzazione (mentre i no-global hanno conosciuto Bolzaneto e la DIaz, le Guantanamo d'Italia) e l'Italia ha continuato a perdere colpi nella competizione mondiale sia coi paesi emergenti (India, Cina, Brasile diventati i motori del pianeta) che con quelli europei.

Mitterand e Arafat sono morti di vecchiaia mentre Rabin è morto ammazzato, la nazionale ha perso ai rigori col Brasile i mondiali del 2000 e in quel periodo è esplosa la new economy, che per qualche mese ci ha fatto credere che tutti sarebbero diventati broker di sé stessi.
Il global warming è diventato una minaccia più temuta delle guerre d'Iraq e Afghanistan e il Grande Fratello in Italia è già arrivato alla sua ottava edizione.

Woytila è morto e tutto il mondo ha pianto insieme, poi è arrivato Ratzinger e la Chiesa si è rimessa l'elmetto ed è partita lancia in resta contro la modernità, Muccino è diventato una star, il cellulare una protesi del nostro orecchio e il gay-set una delle lobby più influenti (ma i gay normali non hanno diritto a volersi bene davanti alla legge). La fecondazione artificiale si fa all'estero, il cinema italiano è in crisi e gli stipendi sono i più bassi d'Europa.
Prima leggevo che il 62 per cento dei poliziotti vive con meno di 1200 euro al mese (poi parlano di sicurezza, ci vuole un bel coraggio).

Dopo aver perso la terza volta contro l'Avanzo di Balera (tra grasse risate globalizzate), dopo che le uniche cose che sono cambiate in 14 anni erano quelle che funzionavano (tipo la Sip/Telecom era in attivo prima delle privatizzazioni) in un paese dove se emetti 20 licenze i taxisti menano i ministri (è successo a Mussi) e gli ordini professionali sono trincee medioevali inespugnabili, dopo tutto questo non credevo che Max e Uòlter rimettessero in scena un'altra replica di Red e Toby NemiciAmici.

Ma sono sempre stato un ottimista (dall'aria vagamente socialista).

L'immagine l'ho presa in prestito qui.

12 luglio 2008

BOLIVIA / UN ANNO FA


Tornavo a Bologna.

Nei mesi successivi Vanessa e io avremmo tentato di compartire la lezione di Padre Tarcisio, la lotta per l'Autonomia Indigena del popolo Guaranì e quel poco che siamo riusciti a combinare alla Tekove Katu con ogni mezzo: internet, carta stampata, Second Life (esisteva ancora l'anno scorso).

Purtroppo la situazione non è migliorata. Tutt'altro.
I nazi-leghisti dei dipartimenti di Santa Cruz, del Beni e di Tarija hanno vinto i referendum sull'autonomia (una sorta di federalismo a esclusivo vantaggio dei proprietari terrieri, esigua minoranza di schiavisti bianchi in un Paese con oltre il settanta per cento di indigeni) e si sente puzza di golpe.

Evo per disinnescare la mina ha convocato un referendum nazionale su di lui. Proprio così, il 10 agosto tutti i boliviani diranno se vogliono che Morales termini il suo mandato (mancano due anni e mezzo e la Costituzione impedisce un secondo incarico) o no.
L'idea che l'Avanzo di Balera possa mettere a disposizione la poltrona perché perde le elezioni regionali o che Bush indica un referendum sul proprio mandato perchè (tipo) in Louisiana, Florida e Texas hanno vinto i democratici è fantapolitica, no?

Non in Bolivia.
Dove il demagogo Morales può dichiarare serenamente
se perdo me ne torno a coltivare coca.

D'altronde laggiù governare non è uno scherzo neanche per il MAS, il razzismo è la norma e gli indigeni sono considerati bestie da lavoro. Veri e propri servi della gleba del XXI secolo, come denuncia il rapporto
della Corte Interamericana dei Diritti Umani (CIDH), organismo dipendente dalla Organizzazione degli Stati Americani (OEA), elaborato tra il 9 e il 13 giugno scorsi.

Nel video sopra, 18 campesinos
tormentati da pugni e calci, obbligati a marciare seminudi fino in piazza 25 Maggio, a inginocchiarsi di fronte alla Casa de la Libertad, a baciare in terra, a baciare la bandiera della autonomia, a cantare l’inno di Chuquisaca e a bruciare con le loro stesse mani le whipalas (le bandiere tradizionali degli indigeni) a Sucre, lo scorso 24 maggio.

Scrive César Brie:
Ho filmato le pietrate, i calci nelle porte, i vetri rotti e i candelotti di dinamite lanciati all’interno della casa di Wilber Flores, il deputato del MAS che il 10 aprile scorso è stato inseguito dentro il Municipio, percosso e torturato dentro l’albergo in cui aveva cercato rifugio. Flores era all’Abra al momento dell’attacco a casa sua, dove la moglie e la figlia sono dovute fuggire dal tetto per non essere linciate.

Il 10 agosto è un giorno importante per la democrazia boliviana, non solo per Morales.

Piesse
Ho saputo che Francesco è tornato in Bolivia per restare. Che si sposa, addirittura.
Sono felice per lui, per lei, per Padre Tarcisio, per Nicolaza e per tutti i ragazzi della Tekove.
Mi mancano (un po') tutti.

31 ottobre 2007

MEGLIO EVO

In visita in Italia, il Presidente della Bolivia Evo Morales dice cose di buon senso che (forse per questo) mi suonano rivoluzionarie. Un esempio fra tutti:
"Invidio molto l’Unione europea, invidio la moneta unica. Vorrei ci fosse anche in Sudamerica e ho proposto che si chiami "pacha".

Pacha signifca "terra" in lingua quechua. Pachamama è la Madre Terra,
Dea della terra, dell'agricoltura e della fertilità (analoga, ma più potente, alla nostra Diana) venerata dagli indigeni da molto prima degi Incas, cui tuttora vengono fatte offerte (ch'alla o challa) per favorire la fertilità del terreno e propiziare il raccolto.

Dalle nostre parti le adoratrici di Diana le chiama(va?)no streghe e i riti per la fertilità sabba satanici. Beh, dopo quattro secoli di roghi (di guaritrici, maghi, levatrici, malate di mente, pagane) abbiamo ancora fiato per dare degli incivili agli indigeni e fregargli la terra (e le risorse che ci sono sotto) in nome della democrazia e del progresso.

Loro si tengono i loro dei, eleggono indigeni (Morales, Chavez) e donne (Bachelet, Kirchner), discutono di Unione Sudamericana e quando si tratta di trovare un nome per una (ipotetica) moneta unica, Evo dice la parola magica: terra (yvy in lingua Guaranì). Un simbolo che ha valore per tutti.

Noialtri invece dobbiamo importare Halloween per festeggiare le cosiddette streghe almeno per una notte, sperando che la Chiesa non s'incazzi troppo.

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